D’Arrigo compie cent’anni

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Il sole tramontò quattro volte sul suo viaggio e alla fine del quarto giorno, che era il quattro di ottobre del millenovecentoquanrantatre, il marinaio, nocchiero semplice della fu regia Marina ’Ndrja Cambrìa arrivò al paese delle Femmine, sui mari dello scill’e cariddi.

Imbruniva a vista d’occhio e un filo di ventilazione alitava dal mare in rema sul basso promontorio. Per tutto quel giorno il mare si era allisciato ancora alla grande calmerìa di scirocco che durava, senza mutamento alcuno, sino dalla partenza da Napoli: levante, ponente e levante, ieri, oggi, domani e quello sventolio flacco flacco dell’onda grigia, d’argento o di ferro, ripetuta a perdita d’occhio.

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Ornithology 45. Mussapi

Mussapi

Il sogno del Simorgh

Là sulla strada di pietra resta un’impronta,
la piuma del Simorgh, affermano i saggi
e quelli che si spinsero verso il deserto
prima del grande fiume e del Palazzo di Khublai,
verso la verde montagna dove dicono
si celi il nido d’oro del grande uccello
che fece nascere la vita nel mondo
e il regno degli alati e degli umani
con una remigante dell’ala sinistra
mentre volava verso il mare al tramonto
lì mentre il sole si tuffava nel mare.
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Annalisa Ballarini. Poesie

coverÈ “Elicanto” il nome di quel fiore?
Della forma perfetta come un origami?
Lo cercano nella simmetria degli emisferi giustapposti,
lungo l’asse della linea mediana, e cercheranno,
fermato il vascello sospinto verso aurore boreali,
percorrendo palmo a palmo le lettere innervate
sui segmenti delle braccia senza scorgere alcun nome.

Io lo vidi, il fiore senza nome, abbagliante
su un muro scrostato, e mi piacque
chiamarlo Elicanto. Cerchino pure altrove,
loro: alla radice del collo, scandagliando
le giunture delle vertebre, mentre il fondale
prepara la sua frescura nel cascinale di collina
dove gli Elicanti al plauso di un volo
sussultano nel buio.
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Ornithology 44. Saba

SABA_Vogel

«È un pettiazzurro… Cosa vuoi che sia Einstein in confronto.
(Non buttar via. Posso un giorno averne bisogno).»
Annotazione manoscritta da Umberto Saba su volantino  pubblicitario di un manuale di birdwatching [“studio delle voci degli uccelli”] in lingua tedesca. 

*

 

 


Al lettore

Se leggi questi versi e se in profondo
senti che belli non sono, son veri,
ci trovi un canarino e tutto il mondo.

*

Fratellanza

Ho fatto un sogno, e all’alba lo ritrovo.
Parlavano gli uccelli, o in un uccello
m’ero, io uomo, mutato. Dicevano:
NOI DI BECCO GENTILE AMIAMO I FRUTTI
SAPORITI DEGLI ORTI. E SIAMO TUTTI
NATI DA UOVO.

Proprio il sogno d’un bimbo e d’un uccello.

*

Pettirosso

Trattenerti, volessi anche, non posso.
Vedi, amico del merlo, il pettirosso.
Quanto ha il simile in odio egli di quella vicinanza par lieto.
E tu li pensi compagni inseparabili, anche agli orli
di un boschetto sorpreso li sorprendi.
Ma un impeto gioioso al nero amico,
che vive prede ha nel becco, l’invola.
Piega un ramo lontano, cui non nuoce,
se un po’ ne oscilla, l’incarco; la bella
stagione, il cielo tutto suo l’inebbriano,
e la moglie nel nido. Come un tempo
il dolce figlio che di me nutrivo
si sente ingordo libero feroce;
e là si sgola.

*

Umberto SABA, Uccelli. Quasi un racconto (1948-51)
in Tutte le poesie, a c. di Arrigo Stara
“I Meridiani”, Mondadori, Milano, 1998

*

Pubblicato in La poesia e lo spirito

Ornithology 41. Ferrara (e Stevens)

gFerrara

Mettono gioia tra i rami d’inverno i nidi

Non hai risposto ancora alla domanda
«D’inverno, mettono gioia, tra i rami, i nidi?»
Hai finalmente una risposta pronta
o attendi un’altra estate e i suoi ricordi?

Sorridi, la nuca poggiata sul mio petto
I piedi nudi immersi nell’azzurro
La nube d’oro cela ali fuggenti
Tra quelle foglie lampi di cielo
Questa è l’Estate non dimenticare
Quella che arriverà sarà l’Estate

E allora rispondi, attenta, alla domanda
«Mettono gioia tra i rami d’inverno i nidi?»
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