Ninnenevi

VALLE
PRATI
AUTUNNO
NEVE
GHIACCIO
COLMO D’INVERNO
DISGELO
CAPRIOLI
GRIDO
ESTATE
AGHI DI PINO
SOGNO

orme-ombre_1-1-2015
(Immagine: M.Ch., Orme ombre, 2015)

 

al Ru, al Boite, al Marcora

allo spirito dell’acqua,
di roccia e luce

 

 

 

VALLE

 

Ninnananna dentro lo scialle
– sogna il villaggio in grembo alla valle,
dorme il pulcino in un caldo di piume,
nuota la trota
nell’acqua del fiume.

 

 

Ninnananna vicino al ruscello:
dormi bambino, è qui il tuo castello.
L’acqua fra i sassi canta e ti culla,
il sole è già caldo
e un passero frulla.

 

Ninnananna col fior di sambuco,
tre farfalle e un minuscolo bruco.
Chiudi gli occhi, sul soffice prato,
fa’ un sogno bianco:
un sogno incantato.

 

 

Ninnananna le nuvole in cielo,
sulla valle distendono un velo,
sopra i prati hanno steso il bucato:
dormi amore
ch’è presto asciugato.

 

 

Ninnananna allegra
quando c’è la sagra:

gira in tondo e canta
fin che non t’incanta,
fin che non ti sfiora,
e dopo danza ancora.

 

 

Ninnananna lenta e lunga
fin che il sonno qui non giunga

– e già il sonno viene
da dietro le stelle,
passa i boschi il fiume e la valle,
passa il balcone
e la tenda coi fiori,
entra a fasciare tutti i pensieri:

dentro il sogno li scioglie e li lega,
sul cuscino
la testa si piega.

 

 

PRATI

 

Ninnananna nella conca dei prati,
quando a maggio sono folti e fioriti.
Blu la salvia, bianco e rosa il trifoglio:
rosso arancio
spicca il cuore del giglio.

 

 

Ninnananna con i pini mughi,
sul ghiaione bruni e fitti di aghi.
Scrutano il cielo ritti in vedetta,
sbarrano il passo:
la via è stretta.

 

 

Ninnananna della cava di ghiaia,
nella notte chiara sta la pietraia.
Grigia o rosa manda luce ogni scheggia,
la montagna
tace e scura campeggia.

 

 

Ninnananna d’una notte di stelle,
coprono il cielo con mille scintille:
c’è tanta luce che i monti son bianchi,

dormi bambino,
che hai gli occhi già stanchi.

 

 

Ninnananna la cascata al torrente,
scroscia forte, romba via la corrente.
Bianche abbaglian le pietre nel sole,
le api ronzano
sull’acqua per ore.

 

 

Ninnananna della pioggia d’estate,
bacia tiepida le tue braccia spiegate.
Grigio a verde, cielo a terra confonde,
liscia canta
sopra i prati e le sponde.

 

 

Ninnananna della pozza giù al fiume,
verdazzurra, appena orlata di schiume.
La corrente, proprio accanto le passa,
resta ferma
la sua acqua, acqua bassa.

 

 

Ninnananna con i grilli d’estate,
luce verde per giornate infinite.
Forte cantano, tutti i grilli dai prati,
forte echeggiano
mille grilli passati.

 

 

Ninnananna della vecchia fontana,
canta l’acqua, canta limpida e piana.
La gran vasca, nella pietra è scavata,
a fior d’acqua
sta una nube specchiata.

 

 

Ninnananna l’albicocco sul muro,
il primo frutto già domani ha maturo.
Basta ancora solo un giorno di sole,
già profuma:
è già colmo il colore.

 

 

Ninnananna che l’estate declina,
senti l’aria com’è fresca e più fina.
Bevi il sole con i frutti del noce,
ogni goccia
che ancor resta di luce.

 

 

Ninnananna del gran formicaio,
bruno cono tra gli abeti nel buio.
Ricoperto d’aghi rossi di pino,
cela un sonno
silenzioso ed arcano.

 

 

Ninnananna che già il còlchico spunta,
sa per primo che l’estate tramonta.
Cera bianca pare appena rosata
nelle conche
dei prati, in vallata.

 

 

AUTUNNO

 

Ninnananna sale nebbia dal fiume,
vela il bosco in volubili spume:
bianca si muove sul corso dell’acqua,
lenta si sfrangia
ritorna nell’acqua.

 

 

Ninnananna ecco autunno venire:
tersa è l’aria, fa i contorni stagliare.
Crode rosa, nel mattino celeste,
sorge il sole,
tinge tutte le creste.

 

 

Ninnananna passa il cervo nel bosco,
i suoi passi tra le foglie conosco.
Frasche ed erba fa frusciare e le corna
s’intravedono
quando ritorna.

 

 

Ninnananna questo è ottobre è arrivato,
tutto il bosco già la nebbia ha sentito.
C’è un odore ch’è di terra e di foglie,
sul sentiero
delle pigne le scaglie.

 

 

Ninnananna bianco il cielo si chiude,
dorme il bosco, muta sta la palude.
La beccaccia è nascosta tra i rami,
non si sentono
voci o richiami.

 

 

Ninnananna che è tagliata la legna,
l’aria intorno sa di resina e pigna.
Pezzo a pezzo formerà la catasta,
si fa fuoco
finché inverno qui resta.

 

 

Ninnananna che stanotte ha brinato,
ogni stelo sopra i prati è gelato.
Dure e grigie stanno a terra le foglie,
tardi il sole
dai cristalli le scioglie.

 

 

Ninnananna della bianca betulla,
fa più luce che nel cielo una stella.
La corteccia, fruscia al vento si sfoglia,
dei suoi riccioli
il tronco si spoglia.

 

 

NEVE

 

Ninnananna senti il freddo che morde,
gelerà del bucato le corde.
Sui fianchi dei monti è ormai tanta la neve,
l’estate quassù
è il tempo più breve.

 

 

Ninnananna che passa la volpe,
passa di notte, son già tre volte.
Senza rumore lei scivola lieve,
lascia i suoi segni
sopra la neve.

 

 

Ninnananna che l’inverno già arriva,
l’aria punge, si fa cruda e cattiva.
Oltre il bosco presto il sole tramonta,
ogni notte
è più lunga e più fonda.

 

 

Ninnananna con i fiori di brina,
il mattino sopra i vetri in cucina.
Notte e gelo fanno trine, cristalli:
bianchi pizzi
dai sottili ceselli.

 

 

Ninnananna gracchia il corvo dal cielo,
quasi a sfida nero rotea in volo.
Il silenzio squarcia il grido suo secco,
fende l’aria
e protende già il becco.

 

 

Ninnananna questo è tempo da lupi,
i monti son neri, i boschi più cupi.
S’accende la stufa, si riempie il camino:
tu dormirai caldo,
sta’ certo bambino.

 

 

Ninnananna che cade la neve
sopra i tetti e le strade di Pieve,
sopra i monti che si chiudono intorno,
sul tuo sonno
finché torna il giorno.

 

 

Ninnananna ecco il cielo si apre,
la montagna bianchissima scopre.
Nella culla c’è un bimbo che dorme,
nella neve
un sentiero di orme.

 

 

Ninnananna che si scrollano i pini,
neve cade con gli sbuffi più fini.
Torna il sole, bianco e azzurro scintilla:
il candore
vince ogni pupilla.

 

 

GHIACCIO

 

Ninnananna camminare sul ghiaccio,
alla volpe ai gatti c’è un laccio.

Ninnananna che inverno t’inganna,
nella neve
nasconde una zanna.

 

 

Ninnananna fischia il vento sul tetto,
vibra i vetri tutto il giorno e la notte.
Urla e strappa, fa tremare ogni cosa,
la sua furia
non ha pace, non posa.

 

 

Ninnananna tutto il lago è ghiacciato,
su una riva poca acqua ha lasciato.
Sulla lastra neri vegliano i pini,
non l’incrinano
scivolando i bambini.

 

 

Ninnananna s’addormentano i vecchi,
grande inverno fa socchiudere gli occhi.

Ninnananna soli aspettano i vecchi,
lento il tempo indurisce i ginocchi.

Ninnananna si ricordano i vecchi,
tutti gli anni,
volti e fiumi ormai secchi.

 

 

Ninnananna con la neve a tormenta,
tutt’intorno senti turbina e venta.
I contorni, anche il cielo ha inghiottito,
bianco ovunque:
ogni sguardo è smarrito.

 

 

COLMO D’INVERNO

 

Ninnananna questo è il colmo d’inverno,
pochi giorni senti il tempo ch’è fermo.
Giorni fondi, dopo il gelo si spezza,
oggi è ghiaccio
l’acqua dentro ogni pozza.

 

 

Ninnananna che c’è luna piena,
cielo terso, fredda notte serena.
Uscirà la gran volpe dal bosco,
c’è un fucile
che l’aspetta nascosto.

 

 

Ninnananna non passa l’inverno,
neve e gelo stanno ovunque in eterno.
Dentro il petto anche il cuore si ghiaccia,
cerca invano
nel bianco una traccia.

 

 

Ninnananna la neve è ancor dura,
mai non cede, questo freddo, tortura.
Secca lastra sotto il piede è il terreno,
primavera
sembra un sogno lontano.

 

 

DISGELO

 

Ninnananna che il ghiacciolo si scioglie,
piano l’acqua una pozza raccoglie.
Goccia a goccia l’inverno assottiglia,
presto il tempo
vita e zolle risveglia.

 

 

Ninnananna il giorno un poco s’allunga,
primavera qui s’invoca che giunga.
Neve vecchia, grigia e sporca resiste,
ogni prato,
ogni cosa fa triste.

 

 

Ninnananna che il nevaio si scioglie,
scopre pietre e distese ancor spoglie.
Non si scorgono erba né foglie,
solo il fàrfaro
giallo si coglie.

 

 

Ninnananna che s’impregnan le zolle,
il disgelo già la terra fa molle.
Corre l’acqua, sulla strada, da ore,
canta allegra
la grondaia nel sole.

 

 

CAPRIOLI

 

Ninnananna ieri sono venuti,
verso sera nella conca dei prati.
Madre e figlio, brucan l’erba, la prima:
caprioli
ancor magri, erba fina.

 

 

Ninnananna con gli anemoni viola,
neve fusa sul declivio che cola.
Steli molli, fiori pallidi e il prato
è ancor grigio
e dal gelo bruciato.

 

 

Ninnananna guarda l’erica è in fiore,
il ghiaione ha cambiato colore.
Rosa acceso a cuscini tra i sassi:
sugge nettare
ogni ape che passi.

 

 

Ninnananna che l’erba già cresce,
filo a filo sopra il pascolo esce,
stelo a stelo verdissima spunta,
ancor bianca
è del monte la punta.

 

 

Ninnananna con le lingue di neve,
sul costone, tra le erbe già nuove.
Lungo inverno, anche a maggio ha fioccato,
bianche lingue
stanno ancora sul prato.

 

 

Ninnananna che il pudìs puoi sentire,
spira intorno il suo aroma sottile.
Lungo i rami protesi e ancor nudi
offre i calici
rosa dischiusi.

 

 

Ninnananna col radicchio nei prati,
verdi ciuffi sono appena spuntati.
Tenerelle e sfrangiate le foglie,
c’è già chi
con pazienza le coglie.

 

 

Ninnananna che il larice è verde,
nel guardarlo l’occhio a lungo si perde.
Mette foglie così tenere e chiare,
aghi dolci
tutti da accarezzare.

 

 

Ninnananna pioggia di primavera,
scende quieta a bagnare la sera.
Gocce buone, alla terra che beve,
torna viva
e si scorda la neve.

 

 

GRIDO

 

Ninnananna che piove che piove,
scroscia l’acqua, la terra si smuove.
Porta via, trascina giù a valle,
tutta notte,
sopra il tetto e le zolle.

 

 

Ninnananna cresce l’acqua del fiume,
porta rami, scura e gonfia di schiume.
Porta via neve e fango – è il disgelo –,
porta l’acqua
che ora cade dal cielo.

 

 

Ninnananna che il ghiaione è franato,
nella notte, ogni pietra ha gridato.

Ninnananna che il monte si muove,
nero e basso
tutto il cielo ancor piove.

 

 

Ninnananna c’è un cane che abbaia,
fa la notte più grande e più buia.

Ninnananna c’è un bimbo che piange,
piange forte,
ti prende anche il sangue.

 

 

Ninnananna s’è spento già il lume,
canta piano ancor l’acqua del fiume:
scorre dolce sui sassi va al mare,
fruscia lenta
ti fa addormentare.

 

 

Ninnananna che la notte è stellata,
splende il cielo sull’intera vallata.
Qualche luce nelle case s’è accesa,
bianca veglia
nel silenzio la chiesa.

 

 

ESTATE

 

Ninnananna nel lago i girini,
sulle foglie nubi di maggiolini.
Quasi estate, presto è tempo di sciami,
le api cercano
alberi e rami.

 

 

Ninnananna con i fiori di lino,
magro mare che vibra azzurrino.
Si richiudono la sera al tramonto,
si riaprono
al calore del giorno.

 

 

Ninnananna la lumaca col guscio,
lei risale anche il tronco più liscio,
lei risale le cortecce rugose,
lascia scie
argentate e vischiose.

 

 

Ninnananna la lucertola al sole,
fra le pietre il tepore che gode.
La libellula azzurra a fior d’acqua,
una trota
guizza è luce nell’acqua.

 

 

Ninnananna nigritella vaniglia,
soldanella che hai rosa le ciglia.
Gialla l’àrnica, l’acònito è viola,
alti i cardi
con un bombo che vola.

 

 

Ninnananna l’aria odora di funghi,
quando il piano di felci raggiugi.
Le lumache ne hanno già banchettato,
in quel mare
d’alto verde sfrangiato.

 

 

Ninnananna la genziana d’agosto,
blu velluto, fiera svetta nel bosco.
Ha una spiga, sembra grano maturo,
il colore,
ricco e denso più scuro.

 

 

Ninnananna l’orbettino tra i sassi,
lo sorprendono a sera i tuoi passi.

Ninnananna trovi il rospo la notte,
dà un bagliore
di paludi di grotte.

 

 

Ninnananna del cespuglio ginepro,
aghi brevi come tenero vetro.
Verdi e dure sono ancora le bacche,
già profumano
se piano le tocchi.

 

 

Ninnananna che il tramonto s’infiamma,
ogni croda prende tinte di gemma.
Rosa arancio nell’azzurro sottile,
finché in pietra
va il colore a svanire.

 

 

Ninnananna del grande camoscio,
ritto in piedi sta sul sasso più liscio.
Da una cengia guarda tutta la valle,
alte in cielo
brillan le prime stelle.

 

 

Ninnananna con i salici al fiume,
foglie tremano, sono pallide lune.
Rami lunghi, e sottili, d’argento,
braccia frusciano,
lente ondeggiano al vento.

 

 

AGHI DI PINO

 

Ninnanna degli aghi di pino,
fanno a terra il tappeto più fino.

Ninnananna il ruscello gorgoglia,
culla il vento
una piccola foglia.

 

 

Ninnananna i ranuncoli gialli,
ninnananna piantaggine rosa,
ninnananna aquilegia segreta,
ninnananna raccogliere i fiori!

 

 

Ninnanna il sentiero tra i sassi
guida ancora nel bosco i miei passi.

Ninnananna il sentiero del cielo
s’è impigliato
tra i rami del melo.

 

 

giovannino_de_grassi_disegno_di_cervo_biblioteca_civica_bergamo

(Immagine: Giovannino de’ Grassi, Cervo)

 

SOGNO

 

Ninnananna da Milano a Belluno
con il treno duecentotrentuno.
S’arriva di notte, fra le montagne,
che sono alte e scure come lavagne.
Si viaggia sentendo odore di neve,
si chiudono gli occhi,
si fa
un sogno breve.

 

settembre-ottobre 2001
marzo-maggio 2013
febbraio 2015

vedi anche Fiori, serie terza

 

 

NONDEDICA

maggio 2013

Comporre queste ninnenanne è servito a cullare e curare me stessa. Perciò non posso dedicarle ad altri, o almeno così mi sembra. Hanno però legami e debiti di riconoscenza con alcune persone, tutte di genere femminile, che voglio nominare.

Claudia R. Dopo tanto tempo. A lei avevo dedicato la prima, lontana stesura di queste ninnenanne: perché allora non sapevo di averle scritte per me, e in uno spirito affine, come in uno specchio, avevo riconosciuto il bisogno e la ferita che mi appartenevano.
Lucia S. Che ha continuato a cullarmi, negli anni.
Sara G. Ammalata, guarita, sana. L’amica risanata.
Silvia P. In rappresentanza di tutte le mie Silvie e silvae.
Valentina R. Per l’Acheronte, la notte, i gatti.
Veronica F. Sempre la preferita.

Ma soprattutto dedico un pensiero a mia madre. E insieme a lei ricordo la nobile figura della mia nonna paterna, Maria Veronica Palatini in Menegus “Tamborin” (San Vito di Cadore, 1901-1992).
Come tante donne della sua generazione aveva dovuto allevare e piangere troppi figli. Aveva sviluppato, per autodifesa e sopravvivenza, un’ironia amara e pungente, una sua peculiare forma di sarcastico disincanto. A volte recitava versi a memoria, e amava e conosceva tutti i fiori della sua montagna. Mi piace pensare che avrebbe apprezzato l’omaggio di queste poesie minuscole e tenaci come fàrfari, con le radici affondate tra quelle pietre.

Il pudìs in italiano si chiama fior di stecco, in latino Daphne mezereum. “Colmo d’inverno” è una formula di mio padre, che usa pronunciarla con grande solennità e rispetto. Suoi sono anche tutti gli animali, le api e molto altro della valle.

 

Marcora.JPG

(Immagine: M.Ch., Marcora rosa, 31.12.2010)

 

la pozza dei girini_2008.jpg

(Immagine: L.S., La pozza dei girini, 2008)
foglie sull'acqua_2007.jpg
(Immagine: L.S., Foglie sull’acqua, 2007)

 

luce sul Boite.jpg

(Immagine: L.S., Luce sul Boite, 2008)

 

cut_enrosadira con luna sul Pelmo.jpg

(Immagine: L.S., Enrosadira e luna sul Pelmo)

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