Poesia come corpo

 

 

(1)

Poesia dunque potrebbe stare anche qui
nei solchi sul tenero legno del tavolo
questi piccoli segni visibili quasi solo in controluce
come le rughe sul mio volto
che dicono
non sei più giovane
non sei ancora vecchia
sei questo, questo punto del tempo

 

 

(2)

Si staccherà mai dal (mio) corpo, poesia?
Sempre lei sta tra ciglia e polpastrelli,
sotto gli alluci, sul ginocchio destro
e la devo toccare,
la devo correre portare
fuori nell’aria
tra le foglie fresche pungenti della siepe
che accarezza ora d’impeto
la mia mano

 

 

(3)

Deforme bitorzola il tronco:
contro il livido cielo invernale
brune ginocchia, nodosi gomiti
cicatrizzano – ai rami potati
ingrossano le giunture
e in nere fenditure inaridite
ruvida ispessisce
la corteccia

– eppure ancora il vecchio tiglio
dà tenerissimi getti, diafani come
neonati versi, e il corpo
già dato per morto e isterilito
in luce di nuovo
gemma e foglia,
tra dure scorze e molli
verdi ciglia

 

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