Nevicata grande

 

(1)

Più nuda e schietta la violenza d’una mareggiata
– bianca neve qui
tutto così dolcemente ammanta
che subito non vedi
gli alberi schiantati bocconi
a ogni costa

 

 

(2)

a Rusca

Attraversando il bosco
dopo la grande nevicata
sei come cieco, fasciato, sazio di bianco
in ogni direzione e dimensione

Nel silenzio tramato di rumori
s’acuisce il senso dell’udito

– t’accompagna l’assestarsi scrocchiante
della neve a ogni passo,
giungono i tonfi di minimi crolli,
con schianti di tronchi,
rami:
ora rapidi e secchi
ma i più verdi, lento strazio di fibre lacerate,
cortecce per il lungo
squarciate

(Da questa fradicia neve
non si liberano gli alberi,
non si scrollano, elastici e alleggeriti:
ritti sopportano
l’intero carico,
finché a un tratto non li stronca)

Ma il suono di tutti più vivo
è l’ansare fitto felice del cane
che si tuffa e riemerge alto come un delfino, fra spruzzi bianchi,
con un breve guaito sprofonda,
si dibatte a riguadagnare la superficie
e subito ancora sparisce
dietro sue speciali piste
tra gli alberi:
rotolando sbuca a uno slargo,
una curva di sentiero
più in là:
ti chiama con impaziente sguardo
– luce di fiammella selvatica –
e ancora si slancia avanti,
nerissimo dentro tutto
quel bianco

 

 

(3)

Freddo umido –
sfatta la neve, sfatto e livido
il ghiaccio, pallido e molle
il terreno, il cielo,
la tua mano

 

 

(4)

Freddo asciutto –
scintille azzurre, dorate, a fior di neve.

Danzante festa di luce
di cui l’occhio non si sazia,
ovunque si volga

 

 

(5)

Sulla montagna
bianca
veglia la luna.
Sulla casa di pietra
veglia il lampione.
Nella stanza in penombra,
al riverbero notturno della neve,
ancora veglia
un ultimo pensiero

Antelao apparizione 29.12.2013.JPG

(Immagine: M.Ch., Apparizione dell’Antelao, 29.12.2013)

3 thoughts on “Nevicata grande

  1. È piccolo il mio mondo
    e ci sto soltanto io,
    non parlo o ti confondo
    con strano chiacchierio,
    saltelli e gesti strani
    col corpo e con le mani
    e fisso su qualcosa
    lo sguardo mio si posa,
    ti chiedi cosa penso,
    ti sembro senza senso.
    Son alte e forti mura
    Costruite intorno a me,
    ti faccio un po’ paura,
    non sono come te.
    È un altro mondo il mio
    e tu non riesci a entrare
    diversa lingua ho io
    e tu non sai capire.
    Se solo vuoi provare,
    se prendi l’astronave,
    potrai da me atterrare
    e forse anche capire,
    perché, in ogni viaggio,
    un nuovo paesaggio
    ti apre gli occhi e il cuore,
    per renderti migliore.

    (Germana Bruno)

    Un tentativo di lettura di alcuni tipi di autismo in cui a volte si deve scavare o aspettare che qualcosa si sciolga per ammirare, gioire, ascoltare.

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    1. Se capisco bene l’idea è: la poesia come linguaggio autistico, e viceversa: l’espressione autistica come forma di poesia. Concordo senz’altro. E’ un’idea che non avrei pensato di associare in particolare a questa Nevicata grande, se mai più ad altre poesie qui pubblicate, ma la riconosco molto bene…

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  2. Provo a chiarire i passaggi da Nevicata grande alla poesia di Germana Bruno che ho condiviso nel mio precedente commento.
    Insieme al fatto che in molti degli autismi riconosciuti la creatività è presente e sovrabbondante ma ha canali a volte intricati per divenire visibile, i passaggi evocati in Nevicata grande mi hanno ricordato a “flashes” il percorso per fissare negli occhi mia figlia autistica, ed il percorso quotidiano di tentato ascolto e dialogo che a volte somiglia ad uno scavo dopo una nevicata o una valanga e tutto “perché, in ogni viaggio, / un nuovo paesaggio / ti apre gli occhi e il cuore, / per renderti migliore.”
    Ci credo ancora, anche se è improbo renderlo con le parole.

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