“Strani giorni”, blog e poesia da Ettore Fobo

 

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(L’immagine del profilo di Strani giorni,
che riprende la copertina di Strange Days dei Doors)

«I miei poeti preferiti / non si sono mai incontrati. / Vivevano in paesi diversi / e in epoche diverse. / Circondati assediati dalla mediocrità / da gente buona da gente malvagia / vivevano con parsimonia / come la mela nel pomario / … / scrivevano parole dure / su tenera carta.» Questi versi di Adam Zagajewski, che per motivi all’apparenza puramente alfabetici sono il primo post (la prima etichetta o tag) del blog Strani giorni, ne racchiudono il senso come meglio non si potrebbe. Perché il blog di Ettore Fobo, in rete dal dicembre 2008, ha il suo centro nella poesia: poesia coltivata in proprio e poesia di paesi ed epoche diversi. Certo però la poesia vive e si nutre sempre, e in modi spesso imprevedibili, di tutto ciò che vi è nel mondo, della sua «sostanza»: dalla scrittura nelle più varie accezioni (aforismi, romanzi, racconti, saggi), alla filosofia, l’arte, il rock, il cinema, il teatro… Strani giorni intreccia e offre dunque un’ampia gamma di recensioni critiche, riflessioni e spunti che spaziano fra questi ambiti e altri ancora, nella consapevolezza che un blog è un «piccolo strumento» capace di «partecipare all’impresa collettiva di costruire una memoria, o addirittura una mente universale». «Tutto procede però a ritmo di dissoluzioni» continua l’autore, «e ho il sospetto che di tutto questo sforzo fra un secolo non resterà nulla». Internet «sembra aver sconfitto l’oblio ma io ho sempre avuto la sensazione che lavori per esso».

Nato a Milano nel 1976, Eugenio Cavacciuti alias Ettore Fobo – uno pseudonimo grecizzante che evoca forse inconsciamente eroismo, morte violenta e timore esistenziale (Phobos) – nel suo passare al vaglio libri, idee e infatuazioni collettive si pone soprattutto, per riprendere i versi citati all’inizio, come individuo «circondato assediato dalla mediocrità». E in quanto poeta come creatura inevitabilmente aliena al mondo e legata al trascendente, a Dio – nei modi per esempio di Carmelo Bene, tra le figure decisive per Fobo. L’amara, antica certezza che le società umane non offrono alla poesia e ai suoi incauti fautori alcuno spazio (carmina non dant panem) viene costantemente attualizzata: rivissuta in prima persona nel contesto odierno e ritrovata nelle contraddizioni della cosiddetta società letteraria. Eterno Rimbaud, «Il poeta nasce Icaro e muore vegliato come un rospo».

In questo senso di un blog che è in fondo un allusivo autoritratto in costruzione e di una resistenza individuale tragica e astorica, ravvivata da lucide idiosincrasie e umori satirici, si segnalano le etichette Imprecazioni e Confessioni – con aforismi come «Non sono un poeta maledetto, inutile ridondanza, ma un poeta che maledice» – e, per citare solo un caso, l’analisi del successo di un romanzo come Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo.

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(Immagine: i Nighthawks di Edward Hopper sono la copertina di Strani giorni)

Fobo ha pubblicato tre libri di versi e alcune sue poesie si possono trovare, un po’ a fatica, anche nel blog. Il pathos che trabocca da questi versi oscillanti fra forse troppi registri e suggestioni trova un suo potente, straziato punto di concentrazione nel lamento scritto all’indomani del suicidio di Amy Winehouse, «piccola natura morta nel regno showbiz» e «stella sfigurata»: «Romba romba la Storia impazzita su tutti i giornali il tuo nome e la tua morte».
La mia molto personale sensazione e il mio auspicio – di imperdonabile classicista, certo – è che il poeta Fobo sia soprattutto futuro. E una parte significativa di futuro potrebbe stare nella sintesi, la maturazione e affinazione stilistico-linguistica della sua generosa quanto diseguale produzione giovanile. Come dire: rendere ancora più dure le parole scritte «su tenera carta», perché possano durare.

31 agosto 2016

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