Per Natale. Sachs, Enzensberger, Fortini

 

1_fortini_ladro-ciliege_1982Per Natale ho chiesto come regalo il libro che mi ha fatto conoscere Nelly Sachs (Berlino 1891-Stoccolma 1970, Nobel per la letteratura nel 1966; ebrea messa in salvo in Svezia grazie a Selma Lagerlöf; amica di Paul Celan). Si intitola Il ladro di ciliege, ed è la raccolta di versioni di poesia da varie lingue del poeta Franco Fortini.

Personalmente sono legata a questo preciso volume – il Supercorallo Einaudi del 1982 che ha in copertina un dipinto di Fortini stesso –, ma con una cifra di poco superiore e certo più facilmente si possono acquistare Tutte le poesie di Fortini, l’Oscar Mondadori uscito nel 2014 che comprende anche Il ladro di ciliege.

La poesia gli scomparsi – ispirata da Nelly Sachs e a lei dedicata, ma il suo nome rappresenta quello di tutti «gli scomparsi» – è stata scritta da Hans Magnus Enzensberger nel 1963 e, come dicevo, tradotta in italiano da Fortini.
Mi provo qui a tradurla di nuovo non perché pensi di poter fare meglio di Fortini, ma proprio come omaggio a lui per primo, e per poterla ripercorrere in ogni sua piega e snodo, col mio passo.

Per definire la poesia di Nelly Sachs – e questa poesia di Enzensberger che ne assume la voce e l’anima, la storia e l’umanità che incarna o disincarna – la sola parola che trovo è mistica. Mistica significa, letteralmente, «chiudere gli occhi». Non appena si chiudono gli occhi si vedono gli scomparsi: si conoscono gli assenti e i presenti come una cosa sola.

Difatti, per esempio.
Il pittore Zoran Music non era ebreo ma venne deportato a Dachau.
Nelly Sachs era ebrea ma non venne internata in un Lager.
Il titolo Il ladro di ciliege è di Brecht, ma Brecht non ha mai scritto un libro con questo titolo – bensì una poesia, contenuta nell’omonimo libro di Fortini.
La lingua tedesca prevede un grande uso di lettere maiuscole ma Enzensberger in questi suoi versi le abolisce tutte: sono scomparse, entrate nell’invisibile come coloro che continuano a nominare.
E sempre, anche oggi, gli scomparsi continuano a scomparire e nello stesso istante a essere presenti, non finiscono mai: Nous ne sommes pas les derniers, «noi non siamo gli ultimi» è il titolo dato da Music alle sue immagini di Dachau.
Dai barconi del mare, sotto i bombardamenti, in tutte le guerre piccole e grandi del mondo: «essi sono ovunque».

2_MUSIC_Nous ne sommes pas les derniers_1970.jpeg
(Immagine: Zoran Music, Nous ne sommes pas les derniers, 1970)


Hans Magnus Enzensberger
gli scomparsi

per Nelly Sachs

non li ha ingoiati la terra. l’aria forse?
come granelli di sabbia sono numerosi, ma sabbia
non sono diventati: nulla invece. a schiere
sono dimenticati. di continuo, l’uno all’altro per mano,
come i minuti. piú fitti di noi,
ma senza ricordo. non sono
registrati, né leggibili nella polvere, ma scomparsi
i loro nomi, e i cucchiai, le scarpe.

non li compiangiamo, noi. di essi nessuno
può avere memoria: sono nati,
fuggiti, morti…? svaniti,
questo no. è privo di vuoti
il mondo, pure a tenerlo unito
è ciò che più non vi ha casa,
coloro che sono scomparsi. essi sono ovunque.

senza gli assenti, nulla esisterebbe.
senza gli esiliati nulla, sarebbe saldo.
senza gli incommensurabili, nulla misurabile.
senza i dimenticati nulla sarebbe certo.

gli scomparsi sono giusti.
e noi risuoniamo in loro.

∗∗∗

die verschwundenen

für Nelly Sachs

nicht die erde hat sie verschluckt. war es die luft?
wie der sand sind sie zahlreich, doch nicht zu sand
sind sie geworden, sondern zu nichte. in scharen
sind sie vergessen. häufig und hand in hand,
wie die minuten. mehr als wir,
doch ohne andenken. nicht verzeichnet,
nicht abzulesen im staub, sondern verschwunden
sind ihre namen, löffel und sohlen.

sie reuen uns nicht. es kann sich niemand
auf sie besinnen: sind sie geboren,
geflohen, gestorben? vermisst
sind sie nicht worden. lückenlos
ist die welt, doch zusammengehalten
von dem was sie nicht behaust,
von den verschwundenen. sie sind überall.

ohne die abwesenden wäre nichts da.
ohne die flüchtigen wäre nichts fest.
ohne die unermesslichen nichts ermesslich.
ohne die vergessenen nichts gewiss.

die verschwundenen sind gerecht.
so verschallen wir auch.

12 dicembre 2016
(ricordando anche il 12 dicembre 1969, Piazza Fontana)

fortini_tutte-le-poesie

2 thoughts on “Per Natale. Sachs, Enzensberger, Fortini

  1. Grazie per questa sosta: non ha niente di “festivo” se non la necessaria e sempre utile, se la si coglie, conversione di sguardi sulle storie degli uomini e delle donne anche di questo tempo. C’è un giardino dei Giusti, e forse ne nascerà più di uno. Ma credo avranno bisogno di immagini e pensieri come quelle inserite qui. Contento anche della conferma al mio flebile intuito per Franco Fortini

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