Al Salone del Libro da anarchica in pectore

Libri_Mani_Salone Torino_18.5.2017

Giovedì 18, nel giorno della sua inaugurazione, sono stata al Salone del Libro di Torino. Non lo avevo mai visitato prima, e in generale non frequento fiere o grandi eventi. Ero lì in veste di autore, nientemeno. Di conseguenza, allo stato confusionale in cui sempre mi gettano le folle e i luoghi nuovi, si è aggiunta la trepidazione dell’occasione pubblica, con la presentazione del mio primo libro.
Subito dunque come sapevo che sarebbe accaduto mi sono persa.
Devo andare a un totem blu.
Siccome però nella struttura ne esistono due, uguali e simmetrici, mi fermo a quello sbagliato. Più tardi, dopo aver infine trovato il totem giusto, vagando dentro il Salone non sono in grado di vedere le tante cose nuove che certo vi si trovano: per non essere sopraffatta dall’esperienza posso soltanto – devo – riconoscere cose che mi siano in qualche modo già note e care. Così per esempio mi colpisce uno stand interamente dedicato a Primo Levi, allestito dalla Fondazione che porta il suo nome. E uno che espone librini elegantissimi e preziosi con copertine dai colori tenui, stampati da una piccola casa editrice di Milano intitolata a Stendhal: le edizioni Henry Beyle. Proseguendo ancora sorrido deliziata alla vista degli audiolibri di Paolo Poli: Paoli Poli legge I Promessi SposiPaolo Poli legge il Kamasutra (in copertina c’è una sinuosa silhouette di PP: Paolo Poli-Peter Pan senza veli, che occhieggia malizioso). Poi, chissà come, mi fermo davanti a uno stand che propone dei libri su Sacco e Vanzetti. L’espositore, un uomo piuttosto giovane, mi rivolge lo sguardo – nel caos generale non sono molte le persone che ti rivolgano lo sguardo –, così gli dico che ci vorrebbe la voce di Joan Baez (intendo la ballata per you, Nicola and Bart). Mi chiede se gradisco un caffè. No grazie, rispondo. Perché so che non comprerò niente e non voglio approfittare, e perché sono già fin troppo agitata, la caffeina è meglio evitarla. Dopo però mi spiace aver rifiutato l’inattesa gentilezza. E ancor più non aver fatto caso al nome della casa editrice che aveva come fiori all’occhiello dei libri (o era uno stesso libro in più copie?) sugli anarchici storici, e accanto altri su qualche cristiano radicale: il filone era quello.

Ma intanto mi dico che prima della presentazione del mio primo libro sarebbe il caso di passare un momento dal bagno. Le toilette blu allineate all’esterno dall’edificio hanno tutte la porta chiusa a chiave, non sono state aperte al pubblico; una donna col grembiule nero che lavora agli stand gastronomici adiacenti prova come me inutilmente le maniglie. Rientro nell’edificio, e dopo un po’ accanto a un’altra uscita riesco a trovare dei servizi igienici. Ma come mai dentro ci sono donne e uomini insieme…? Le due signore presenti mi spiegano che, siccome nei bagni femminili c’è una coda infinita, loro hanno deciso di utilizzare quelli maschili. Io mi sposto nella parte riservata alle donne. Dove ci sono due gabinetti: uno fuori servizio, sprangato; quello accessibile ha la maniglia difettosa. Di modo che dopo aver atteso impazientemente il mio turno rischio di rimanere intrappolata nel loculo, tardando magari alla presentazione… E il mio impulso e la mia rabbia anarchica a questo punto sarebbero: andare a fare pipì tra gli stand del Salone, come gesto dimostrativo e d’autore! E nell’intervento che farò tra qualche minuto, invece che di Rilke parlare del diritto ad assolvere i bisogni fisiologici! Perché il biglietto d’ingresso al Lingotto costa 10 euro, 11 con la prevendita, e nell’organizzazione di un Grande Evento mediatico i servizi igienici – e un’aria condizionata decente, e qualche panchina tra gli stand – non sono un optional, devono venire al primo posto.

Una certa aria di anarchia continuo a sentirla spirare in questa giornata certo anche perché il mio editore – che è una signora ironica e composta, oggi in un’elegante mise blu che ammiro molto – si chiama Luciana Bianciardi ed è proprio la figlia di Luciano Bianciardi. E perché uno dei libri che vengono presentati insieme al mio è opera di un agguerrito ferroviere sindacalista che ha raccolto storie vere e dimenticate di macchinisti spesso in odore di anarchia. E perché anche la poesia – che inseguo e sta ora forse nel mio libro – qualcosa a che fare con l’anarchia lo ha, credo.

Così, mentre partecipo alla presentazione – mentre vedo le persone davanti a me, tra cui vi sono familiari e amici venuti per l’occasione, e ascolto i ragazzi di MasterBook raccontare i libri da loro stessi scelti e portati alla pubblicazione, e l’editore e gli altri due autori che parlano sereni, con la voce ferma e sicura che è giusto offrire a un pubblico – da parte mia continuo ad avere paura e ad abbassare gli occhi, a nascondermi, lì sopra il palco, perché l’anarchia della poesia, un’anarchia a suo modo disciplinatissima peraltro, da troppo tempo forse la coltivo in solitudine. Nel mio percorso ho ricevuto così tanti rifiuti, tante volte le porte sono rimaste e ancora rimangono chiuse che c’è in me una profonda ferita. E se durante la presentazione mi rendo conto che sta ora succedendo invece qualcosa di nuovo, di diverso e importante e buono, pure non so come essere io diversa, cambiarmi, mentre il tempo a disposizione è talmente breve…

A pacificarmi sarà poi solo la vista delle risaie del Vercellese, durante il viaggio di ritorno a casa.
Verde e acqua, acqua e verde. E aironi.
Anche l’amico che alzando gli occhi vedevo davanti a me fra il pubblico è di Vercelli.
In auto, tra i miei familiari, lasciando riposare lo sguardo sul liscio lucente delle risaie ripenso a lui, e alla giornata al Salone ancora tutta da decifrare.

21-22 maggio 2017

Autori_Luciana_18.5.2017
Gli autori Federico Collesei (A Bucarest non c’è niente da vedere), io (Quasi estate), Alessandro Pellegatta (I dannati della ferrovia) sotto le ali protettive di Luciana Bianciardi di ExCogita. Nell’immagine in basso, il gruppo di MasterBook 2017 al completo, con gli autori e la coordinatrice Luciana Bianciardi. Tra gli allievi: Giulia Laino, terza da destra in ultima fila, ha realizzato l’acquerello per la copertina (bellissima!) di Quasi estate; Elena Salata, quarta da sinistra in seconda fila, col braccio alzato, ha letto i testi scelti per la presentazione del libro, che è stata affidata a Federica Carbone e si è tenuta allo Spazio Autori del Salone (ultima immagine).
Le fotografie, che meglio di qualsiasi parola raccontano la carica positiva ed energetica dell’impresa, sono tratte dalla pagina Facebook di MasterBook.
Un grazie ancora stupito a tutti – anche a Gabriella D’Ina e Samuele Fioravanti – per il grande lavoro che ha portato a questa giornata insieme!

Gruppo Masterbook_18.5.2017

presentazione_Quasi estate_18.5.2017

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