I matti della settimana

 

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Questo è l’inizio di un nuovo archivio, da aggiornare
in alternanza e alternativa alle “Poesie della settimana”.
“I pazzi della settimana” è stata una rubrica curata da Roberto Alajmo sul
“Diario della Settimana”. Da essa sono nati vari
Repertori di pazzi o matti,
i più recenti pubblicati da Marcos y Marcos  a cura di Paolo Nori.
L’immagine è un’elaborazione grafica da un disegno di Toti Scialoja.
Buoni matti a tutti!


1.
   5-11 marzo 2018

Uno, chiamandosi Renna, stava in un partito che puntava al Grande Nord. Un Nord più a nord, più innevato e incontaminato del Nord di altri consimili partiti che col tempo avevano smarrito l’originaria purezza nordica.

*

Una che abitava al Nord, tutti i giorni trovava nella buca delle lettere i volantini elettorali dei partiti del Nord (gli altri partiti avevano smesso di stamparli, a quanto pareva, o forse di esistere). Foglietti che a ogni rigo ripetevano Mio e Nostro (la Mia terra, la Mia gente, il Nostro passato, il Nostro futuro, e via così). In uno c’erano anche le foto dei candidati con in mano le torce accese per il falò di Sant’Antonio. Lei però a colpo d’occhio non aveva capito che si trattava di quest’antica e cara tradizione: aveva pensato a un raduno del Klu Klux Klan.
Poco dopo entrando nel camerino di un negozio di abbigliamento aveva trovato una cosa mai vista prima: un cappuccio bianco. Un cartello chiedeva di metterselo in testa per non sporcare le maglie, provandole. Ma anche qui a lei, invece che venire il mente mascara e rossetto (che non usava), era venuto in mente il Klu Klux Klan.

 

2.   12-18 marzo 2018

Una lavorava allo sportello del centro medico e in un mattino di un inverno particolarmente rigido, con l’ambulatorio pieno, teneva la porta spalancata per purificare l’aria dai batteri. Ci aveva infilato sotto un fermo, in modo che chi entrava o usciva non potesse chiuderla. Fuori nevicava. Dentro, i pazienti in attesa tossivano violentemente. In quanto a lei, se ne stava dietro la parete in plexiglass della sua postazione, con la mascherina sul viso, e diceva che anche la gente sulle piste da sci sta al freddo.

*

Due erano talmente educati e sensibili che passavano il tempo a scusarsi a vicenda, ciascuno temendo di aver in qualche modo sbagliato o offeso l’altro.

A nessuno dei due era mai capitato un interlocutore tanto uguale a se stesso, cosa di cui si rallegravano molto ma tendeva a riempire le loro email di mea culpa. Che suscitavano in risposta accorate controscuse. E così via, in cerimoniosi e virtualmente interminabili, titubanti minuetti.

 

3.   16-22 aprile 2018

Uno a San Benedetto del Tronto negli anni Settanta, Ottanta, per qualche motivo non aveva la percezione del freddo. Estate e inverno lo si vedeva girare sul lungomare delle palme scalzo, con indosso solo un paio di calzoncini, un costume, che era rosso o arancione. Si chiamava Massimo, come tutti sapevano. Nella cittadina era famoso e circondato da una sorta di tacito rispetto, se non affetto, e si raccontavano diverse versioni della sua storia: del come fosse diventato immune alle temperature, e apparentemente a ogni altra necessità materiale.

Lui intanto continuava a scivolare sotto le palme con i suoi lunghi passi elastici e silenziosi, perfettamente silenzioso e assorto. Fisicamente somigliava a Borg: Borg come si vede nei filmati di quegli anni, con i capelli lunghi e la barba. Un Borg hippie, senza vestiti.

*

Uno, portava il cornetto acustico. Quando non aveva voglia di stare a sentire che cosa gli diceva la gente, non lo metteva, e andava a lavorare nell’orto tranquillo. Così se qualcuno passando gli rivolgeva la parola lui non si voltava nemmeno oppure gridava: “Non ti sento!”.

 

Massimo 5

(Avendo messo su Facebook il mio ricordo di Massimo, ho scoperto che a ricordarsi di lui sono migliaia di persone ed è anzi una leggenda, con il soprannome – che ugualmente ignoravo – di “uomo atermico”. Ma la cosa più bella per me è stata forse vedere, in questa foto, che anche il colore dei calzoncini era quello della mia memoria.)

 

4.   30 aprile-6 maggio 2018

Uno, quando capitava che la moglie stesse via di casa per un po’, si consolava andando a comprare delle pentole. Al ritorno, la moglie trovava la cucina intasata di tegami e padelle nuove. E brontolava, perché non aveva affatto bisogno di pentole nuove, e nel caso avrebbe comunque preferito scegliersele lei. Quelle acquistate dal marito avevano sempre manici instabili, o si annerivano macchiando ripiani e tovaglie.
Ma in fondo questa cosa apparentemente senza senso la inteneriva molto.

*

Una coppia, che in età già molto avanzata si era molto burrascosamente separata – con rocamboleschi coinvolgimenti e sconvolgimenti di figli, nipoti e personale sanitario assortito – si era dopo un periodo rappacificata, e ora marito e moglie li si vedeva uscire di casa sempre insieme: lui accordando il passo a quello incerto di lei, camminavano molto lentamente fianco a fianco tenendosi per mano.

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