Amore e risata cosmica in Annamaria Ferramosca

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dorme la mia bambina delle meraviglie
ancora irrubata dal mondo
intatta nel suo pianeta

Siccome su Andare per salti è stato già scritto moltissimo, con questa mia lettura anziché dar conto del libro nella sua interezza e nei suoi temi dichiarati mi prenderò la libertà di segnalare alcuni motivi al suo interno, alcuni testi specifici che hanno attratto la mia attenzione.
Prima però voglio ricordare un elemento formale evidente e significativo. Nel solco di Cummings, l’impaginazione, la forma grafica di tutti i versi della raccolta è molto libera e fluida, rapida: «Vado per salti / dimentico zaino zavorra / virgole punti de-finizioni», ci dice l’autrice in apertura. E se le parole non hanno bisogno di maiuscole né di punteggiatura che le separi, possono anche attrarsi e fondersi tra loro in nuovi nuclei di senso e metafore condensate, quelli che Annamaria Ferramosca definisce “termini polifusi” (fiorireoffrire, inchiostrosangue, parolefrecce…). Sono tutte scelte funzionali a un effetto complessivo di naturalezza e comunicazione molto immediata e diretta con il lettore («[…] io esco, come vedi, / dalla mia pietra per parlarti ancora / della vita, di me e di te, della tua vita / che osservo dai grandi notturni e ti scruto e sento», recita l’esergo iniziale da Milo De Angelis). Il lettore da un lato risulta il testimone, dall’altro l’interlocutore e il destinatario di un colloquio interiore e tuttavia aperto al mondo, teso «a intercettare […] / la forma fetale del cuore» e quella rete cosmica di senso e rapporti che trama l’universo: «un chiamarsi tra loro – pianissimo – delle cose» (sembra che cadano dall’alto le parole, p. 45), mentre l’io lirico parla sempre con se stesso e insieme, potenzialmente, a chiunque e alla comunità: l’umanità-società storica attuale cui vengono rivolti anche appelli e segnali di aiuto, allarme, disperazione (nella luce che declina, p. 62).

La forza e la figura al cuore del libro mi pare essere quella amorosa della vita giovane, al suo primo nascere, incarnata nella bambina (nipote) Nicole, cui Andare per salti è infatti dedicato, e che ricorre più volte tra le pagine. La centralità di questa luminosa figura infantile e il rapporto che si stabilisce tra essa e la matura autrice-protagonista mi ha ricordato L’ospite, breve e intenso romanzo lirico-filosofico di Lalla Romano.

E l’eros come dimensione generativo-rigenerante, «tutto il moto amoroso / dei corpi ignari», a partire dal nucleo concentrato nella piccola Nicole investe qui soprattutto figure femminili, colte ora nel mito classico: «Afrodite amica al mio fianco / […] // sottilmente erose da eros / noi — potenza-luce che oltrepassa il tempo / canto indelebile — sazia le Muse — / canto ci sorprende / sull’ultima nota a labbra aperte / gli occhi rovesciati — in alto / l’arco di lunartemide intatto» (a Saffo posso rispondere solo per frammenti, p. 42), ora fuori dal mito:

tu postura inarresa dei fianchi
dove la vita t’imbizzarrisce
t’incendia sui messaggi della notte

istintiva ti abbassi viso a terra
nell’humus vitale che ti sporca
feliceintatta
regale s’accende il segno sulla nuca
ascolto
il tuo esultare      segreto

(blogger, p. 44).

L’umana e amorosa esistenza è però un viaggio effimero: «si scompare random liberando / ad uno ad uno sedili e posti in piedi      restano / solo contorni a matita o      sagome bianche come / calchi di gesso pompeiani» (metropolitana 3, p. 49). «Sul margine della notte» – da cui sale un rombo che provoca tremore –, mentre «come un arrivederci / scoppia la nostra risata cosmica» la piccola Nicole porge «una corona di foglie di piantaggine» (inversione sull’appia antica, pp. 57-58).

Ma di fronte alla perdita delle persone care la liberatoria, pacificante risata cosmica può incrudire e irrigidirsi in atroce riso sardonico e mortale chioma di Medusa:
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quale l’inganno originario quale la colpa
e tutto quel riso 
sardonico
che aleggia nell’universo
(si scende dal monte con la maschera
dalle labbra tirate per aver dovuto assistere
alla morte dei padri)
siamo impotenti     innocenti
curvi sotto il peso del nulla

(capigliatura di medusa, p. 59)

L’interrogazione e la ricerca, «la nostra marcia», non offrono dunque certezze, soste o approdi, e l’andare per salti è destinato a proseguire sempre: «per liberarti     non per liberare / […] / solo-con-le-parole     solo-con-le-parole», che sono gli ultimi versi del libro ovvero una chiusura-apertura, il continuare del movimento iniziale costitutivo tanto della poesia quanto dell’esistenza individuale e della specie: «quelle nostre eliche perfette / […] l’instancabile stampa della copia» (p. 57).

***

IMMAGINI
Ritratto funebre di fanciulla, Fayum (Egitto romano), 120-150 d.C.
Maschera sardonica punica, San Sperate, VI-V a.C., Museo Archeologico Nazionale di Cagliari

Pubblicato in La poesia e lo spirito

per salti
Annamaria Ferramosca, Andare per salti
Premio “Arcipelago Itaca”
per salti
Introduzione di Caterina Davinio – 80 pp.
Ed. Arcipelago Itaca, 2017

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