Ornithology 5. Montale

 Montale.jpg

Reti per uccelli

Di uccelli presi dal ròccolo
quasi note su pentagramma
ne ho tratteggiati non pochi
col carboncino
e non ne ho mai dedotte conclusioni
subliminari.
Il paretaio è costituzionale,
non è subacqueo, né abissale né
può svelare alcunché di sostanziale.
Il paretaio ce lo portiamo addosso
come una spolverina. È invisibile
e non mai rammendabile perché non si scuce.
Il problema di uscirne non si pone,
che dobbiamo restarci fu deciso da altri.

in Quaderno di quattro anni (1973-77)

*

I critici ripetono,
da me depistati,
che il mio
tu è un istituto.
Senza questa mia colpa avrebbero saputo
che in me i tanti sono uno anche se appaiono
moltiplicati dagli specchi. Il male
è che l’uccello preso nel paretaio
non sa se lui sia lui o uno dei troppi
suoi duplicati.

in Satura (1962-70)

*

Il gallo cedrone

Dove t’abbatti dopo il breve sparo
(la tua voce ribolle, rossonero
salmì di cielo e terra a lento fuoco)
anch’io riparo, brucio anch’io nel fosso.

Chiede aiuto il singulto. Era più dolce
vivere che affondare in questo magma,
più facile disfarsi al vento che
qui nel limo, incrostati sulla fiamma.

Sento nel petto la tua piaga, sotto
un grumo d’ala; il mio pesante volo
tenta un muro e di noi solo rimane
qualche piuma sull’ilice brinata.

Zuffe di rostri, amori, nidi d’uova
marmorate, divine! Ora la gemma
delle piante perenni, come il bruco,
luccica al buio, Giove è sotterrato.

in La bufera e altro (1940-54)

*

Una malattia

[…] io ho ucciso solo due tordi
e un passero solitario
mezzo secolo fa
e se anche il giudice chiuderà un occhio
non potrò fare altrettanto
[…]

in Poesie disperse

*

I nascondigli II

[…] oltre il muro dell’orto
si udiva qualche volta il canto flautato
del passero solitario come disse il poeta
ma era la variante color cenere
di un merlo che non ha mai (così pensavo)
il becco giallo ma in compenso esprime
un tema che più tardi riascoltai
dalle labbra gentili di una Manon in fuga.
Non era il flauto di una gallina zoppa
o di altro uccello ferito da un cacciatore?
[…]


Ottobre di sangue

Nei primi giorni d’ottobre
sulla punta del Mesco
giungevano sfiniti dal lungo viaggio
i colombacci; e fermi al loro posto
con i vecchi fucili ad avancarica
imbottiti di pallettoni
uomini delle mine e pescatori
davano inizio alla strage dei pennuti.
Quasi tutti morivano ma il giorno che ricordo
uno se ne salvò che già ferito
fu poi portato nel nostro orto.
Poteva forse morire sullo spiedo
come accade a chi lotta con onore
ma un brutto gatto rognoso
si arrampicò fino a lui e ne restò
solo un grumo di sangue becco e artigli.
Passione e sacrifizio anche per un uccello?
Me lo chiedevo allora e anche oggi nel ricordo.
Quanto al Mesco e alla Punta non ne è traccia
nel mio atlante scolastico di sessant’anni fa.

in Altri versi (1980)

*

Eugenio MONTALE, Tutte le poesie
a cura di Giorgio Zampa
Oscar Mondadori, Milano, 1990

Immagine: Ugo Mulas, Montale con l’upupa, 1970. L’upupa (qui imbalsamata) è protagonista della celebre poesia di Ossi di seppia

Pubblicato in La poesia e lo spirito

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