Giuseppe Ferrara. Il peso e la grazia

Il peso e la grazia_SBOLCI

L’atomo nel pagliaio

Quanto di quando, ci serve in fondo
Qua da questa parte dell’eterno
Dal verso opposto dell’infinito mondo
Sempre a girare intorno al cerchio
Ogni giorno più largo di un giorno
A cercare l’atomo e la sua cruna
Mentre tutto ciò che è fuori brucia

*

Non ci crederai

Non ci crederai
ma esistono posti
ancora intatti
con il cielo ben disteso
su un prato apparecchiato
dove ti viene voglia
di mangiare
o stare solo sdraiato
a tremare più lentamente
dei raggi del sole,
dei fili d’erba
e ancor di più dei rami.
Fermo dunque per chiunque
si appresti a scavare
linee metropolitane a
sciogliere macchinosi
ingorghi o a scalare frattali.
Faro per chiunque
voglia tirare su
la vela, volare
dove il falco vola.

*

L’autore della critica d’autore

L’autore criticato
non ha una penna bic
la piccola olivetti
è ormai in soffitta
non sa sfornare twitters dallo smart
freschi come cornetti da mangiare caldi
prima che sia troppo tardi
e tutto si dilegui
[si vede solo ciò che è già risorto]

Crocifisso a un ferro di cavallo*
l’autore non ha che poche lettere,
sette note e quella trinità stentata
tinta di rosso di blu e di giallo.

*Crocifisso a un ferro di cavallo: era questo il titolo di un quadro al quale Mario Schifano pensava […] come suo manifesto […]; non riuscì a realizzarlo per cui la sua personalità e la sua opera sono ancora avvolte da un alone indecifrabile e aperte a ogni possibile interpretazione della critica […]. Probabilmente l’Arte deve molto al Caso ma molto meno di quanto la critica deve alla Necessità. [N.d.A.]

*

La notte è immobile negli angoli

La notte è immobile negli angoli
(come quegli insetti mimetici o i gechi
negli spigoli, gli scarafaggi sotto i tavoli)
un pensiero dell’aurora che fuori infuria
e quando s’accende tutto d’improvviso fugge

*

Empio blog

t’odio mio blog; e aspro un sentimento
di furore e rabbia nel cor sprofondi
o tu che, indolente frangivento,
disperdi refoli infecondi che al
gioco del mi piace o non mi piace
l’opra dell’homo videns assecondi!
ciascun ti caccia e stana come un topo
e tu ratto di mano e mouse rispondi
da vanità avvinto nella rete
si dibatte tra mille bla bla bla con
un grand’occhio scuro il dio futuro

*

Prestito

Se della tua bocca non so che le tue labbra
e dei tuoi seni solo le primavere
come potrei affermare che da te ho avuto
più della grazia lieve di orme sulla neve

Nella memoria porto lo sguardo, l’intrigo
che mi toccò di trasparenze d’ambra
forse questo è tutto ciò che avanza
tra le teorie, i corollari, la collera dei morti
miliardi di post-it, mille indirizzi e-mail
e i centoquarantaquatto caratteri di twitter

Lo sguardo che mi guarda ancora fisso
che lento m’avvolge come profumo sale
da ampolla appena schiusa, dal ciuffo
di rosmarino che fa da segnalibro
non è l’inutile menzogna di «t’amerò per sempre»
che dire solo per sempre in fondo è già mentire:
no. È  un prestito insperato da restituire ora

*

Il peso e la grazia

Che ne è stato di quell’istante
da dito tremante sul grilletto
contro la donna che reggendo il mondo
metteva il primo figlio a letto?

Quale grazia dissuase l’uomo al gesto,
allontanando il peso dalla mano
e l’indice dalla falce di una lunetta grigia?

Quante vie di fuga ha un secondo
per diventare ora, proprio ora.

*

A Giacinto

[…] Tutto è accelerato
per finire prima: un saluto, il caffè, il
foglio di giornale eppure a stare
attenti si vede sorgere il castello e il
brillìo in fondo dei diamanti, rossi
s’inchinano i campanili, papaveri tra
mattoni cotti e gli angeli negli angoli
della piazza piena di tutti quei digiuni
sfamati da parole e sogni e da chi oggi
porta rose senza spine nei pugni schiusi.

*

Cambio di ora

Spiccando il rametto dal ramo più basso
del ciliegio fiorito non pensò al dolore del tronco
ma al sorriso di chi l’aspettava ancora nel letto
tra il confine dell’ora solare con quella legale
lo stesso confine del gesto compiuto.

Quando appese le lenzuola umide al sole
dall’alto guardò il ciliegio e il suo spazio svuotato
che aveva versato in una bottiglia celeste
come quel fiore bianco fresco e già asciutto.
Tutto le apparve buono e vero; senza saperlo giusto.

***

«”Obbedienza alla pesantezza. Il massimo peccato”. Così scriveva Simone Weil in La pesantezza e la grazia, la raccolta di alcune sue “investigazioni spirituali” che, partendo da un principio di equità, incarnato nella figura mitologica di Themis, ruotavano intorno all’idea del punto di equilibrio, del bilanciamento delle forze. Investigazioni spirituali o pensieri quali strumenti utili alla riparazione degli strappi che la leggerezza dell’essere produce.» Alfonso GiannaDisobbedienza gravitazionale.

«La Grazia è il contrario del Peso? Certamente no, e come Ferrara ben sa, ed evidenzia nelle sue poesie, il Peso è la condizione in cui tutti viviamo, a cui siamo costretti e non possiamo sottrarci, è il campo di forze della quotidianità; mentre la grazia è uno stato interiore, lo stato in cui si trova chi è in armonia con il cosmo, con la natura; è lo stato del poeta che cerca – o meglio: ri-cerca – di tradurre le cose della vita (verità) attraverso la parola, un “oggetto” che razionale non è al pari  della vita che ci sforziamo di vivere razionalmente ma che razionale non sarà mai.» Claudio Gamberoni, La legge della Gratitudine Universale.

***

Giuseppe Ferrara, Il peso e la grazia
prefazione di Claudio Gamberoni, postfazione di Alfonso Gianna
“La carrucola del pozzo”, ed. 96, rue de-La-Fontaine, 2018, 108 pp., 12 euro
In copertina: Renzo Sbolci, Fecondazione, 2018

PRESENTAZIONI de Il peso e la grazia

Lunedì 19 novembre, ore 17
Ferrara – Sala della Contrada di San Giorgio
A cura dei Caschi blu della Cultura (CbC)
Dialogano con l’autore Gianna Andrian (CbC)
e Claudio Gamberoni, prefatore della raccolta
Ingresso libero

Venerdì 23 novembre, ore 17
Ferrara – Biblioteca Ariostea, Sala Agnelli
Dialoga con l’autore Angelo Andreotti, direttore delle Biblioteche di Ferrara
Ingresso libero

***

Pubblicato in La poesia e lo spirito

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