Per una legge contro il porn revenge. Leraffall

finalmente

«Otto anni dopo la storia con lui ho trovato su internet delle immagini manipolate graficamente nelle quali compaio […]. Nella prospettiva che ogni questione personale è questione politica, concedo allo sguardo altrui, dopo averlo temuto a morte, la mia esperienza. Ho il coraggio di farlo solo dietro un nome di penna: sono impazzita, mi sono sentita isolata, in pericolo. Quello che ho vissuto capita a tanti, mancano però delle valide soluzioni. Altre vicende come la mia, più dure della mia, accadevano nel frattempo; molti hanno deciso di farla finita, posso capire perché. È cattiveria, non scherzo che si possa perdonare. […]
Questa è la mia versione dei fatti, le fasi salienti. È possibile che ci siano imprecisioni di forma nella scrittura, spero mi perdonerete, non so scrivere meglio di così.
Ho usato nomi di fantasia per il mio ex e i suoi amici, per gli altri delle sigle o il loro vero nome.
Leraffall nel dialetto della mia zona significa “dovevo farlo”.»

Così inizia il racconto di una donna, oggi quasi quarantenne, relativo alla sua esperienza nell’ambito per cui una petizione lanciata pochi giorni fa su change.org chiede al governo italiano di darsi strumenti normativi adeguati. Un ambito insieme antico (violenza di genere) e nuovo (internet, social, diffusione incontrollata di immagini e filmati): una combinazione che può risultare mortale – come scrive Matteo Grandi in Far Web. Odio, bufale, bullismo. Il lato oscuro dei social ricordando la vicenda di Tiziana Cantone, la trentunenne suicidatasi il 13 settembre 2016 dopo che un suo video hard era diventato virale in rete.
«Il revenge porn – spiegano Insieme in Rete, Sentinelli e Bossy, le associazioni promotrici della petizione, che in 5 giorni ha raccolto oltre 60.000 firme – è una pratica sempre più diffusa in rete, che consiste nella diffusione o nella minaccia di diffusione, anche a scopo di estorsione, di immagini private senza il permesso della persona ritratta, spesso in risposta alla chiusura di una relazione.
Il revenge porn è riconosciuto come reato in Germania, Israele e Regno Unito, e in 34 Stati degli Usa. In Italia, invece, non esiste alcuna legge specifica. Le vittime possono solo far riferimento alla normativa sui reati di diffamazione, estorsione, violazione della privacy e trattamento scorretto dei dati personali, che non recepisce, però, la gravità e la peculiarità del fenomeno.» Per questo viene chiesta l’introduzione di una legge ad hoc anche nel nostro Paese. Insieme ad «azioni di prevenzione della violenza di genere e di educazione civica digitale rivolte alla popolazione generale», alla responsabilizzazione dei gestori delle piattaforme e delle applicazioni attraverso le quali questo reato viene commesso (restando perlopiù impunito), e a un’adeguata tutela e sostegno delle vittime.

La petizione si può trovare e firmare al seguente link:
https://www.change.org/p/intimitaviolata-chiediamo-una-legge-contro-il-revenge-porn-roberto-fico-pres-casellati-montecitorio-senatostampa

Il racconto di Leraffall – “Dovevo farlo”, il nome di penna scelto da questa donna per condividere la propria esperienza – si può leggere nel suo blog Niente da nascondere
https://nientedanascondere.com/

Immagine: Leraffall, Partire, disegno con Paint, 2011

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Pubblicato in La poesia e lo spirito

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