Ornithology 20. Jamie

jamie kathleen

Stormi di oche

Stormi di oche scrivono una parola
attraversando il cielo. Una parola
battuta come un gong
prima che io nascessi.
Il cielo si muove come bestiame, muggendo.

Sono vuota come pietra, come campi
arati ma non seminati, nuda
e cieca come una pietra. Cieca
alla parola, cieca
a ogni suono tranne al richiamo delle oche.

[…]


Skeins o Geese

Skeins o geese write a word
across the sky. A word
struck lik a gong
afore I wis born.
The sky moves like cattle, lowin.

I’m as empty as stane, as fields
ploo’d but not sown, naked
an blin as a stane. Blin
tae the word, blin
tae a’ soon but geese ca’ing.

[…]

*

Preghiera

Il cuore del nostro bimbo, nell’eco della sedicesima settimana
era un uccello svolazzante, tenuto tra mani a coppa.
Pensai a San Kevin, mani aperte in preghiera,
dove un uccello dalla siepe fece il nido,
e a come lui l’avesse sorretto, finché i piccoli non volarono via
– e pregai: questo nuovo cuore deve sopravvivere al mio.


Prayer

Our baby’s heart, on the sixteen-week scan
was a fluttering bird, held in cupped hands.
I thought of St Kevin, hands opened in prayer
and a bird of the hedgerow nesting there,
and how he’d borne it, until the young had flown
and I prayed: this new heart must outlive my own.

*

Pipistrelli

Al centro del pascolo di pecore
una macchia di abeti Douglas
li racchiude, con delicatezza,
un alto recinto simile a un vaso.

Come ha potuto sfuggirci
fino a oggi – come non vedere mai
questo limpido recipiente traslucido
di colore citrino?

Erano pipistrelli che avevamo visto:
cinerini, friabili, facevano tremolare
quel posto cinto da alberi
finché l’aria parve accelerare

e i pipistrelli furono una sola
inquieta intelligenza, che collaudava
la loro idea di una forma nuova
che si spiegava e aggregava

davanti ai nostri occhi. La mente
del mondo è fatta di interstizi simili;
cellule che si ricaricano alla luce del giorno –
è questo che ci dicevano?

Ma scomparvero a un tratto,
prima che noi capissimo,
e gli alberi riformarono un cerchio
eleganti e muti.

Pipistrelles

In the centre of the sheep-field
a stand of Douglas firs
hold between them, tenderly,
a tall enclosure like a vase.

How could we have missed it
before today – never have seen
this clear, translucent vessel
tinted like citrine?

What we noticed were pipistrelles:
cinder-like, friable, flickering
the place hained by trees
till the air seemed to quicken

and the bats were a single
edgy intelligence, testing their idea
for a new form
which unfolded and cohered

before our eyes. The world’s
mind is such interstices;
cells charging with light of day –
is that what they were telling us?

But they vanished, suddenly,
before we’d understood,
and the trees grew in a circle,
elegant and mute.

*

Muta

In un certo momento dell’anno
vengono sospinte verso riva
innumerevoli remiganti primarie
e copritrici di uccelli marini.

Benché siano cose morte
gettate dal mare sulla sabbia
ciascuna porta una parte
– una punta nera, poniamo, nel vessillo –

del disegno che l’ala distesa
rivela. Che può dire
una penna sfilacciata
di quel disegno,

o del patto che stringono,
vento e gabbiano?

Moult

At a certain time of year
come floating shorewards
innumerable seabirds’
primaries and coverts.

Though they’re dead things
washed up on the sand
each carries a part
– a black tip, say, to the vane –

of the pattern the outstretched
wing displays. What
can one frayed feather
tell of that design,

or the covenant they undertake,
wind and kittiwake?

*

Falchi pescatori

Vi starete chiedendo perché darsi tanta pena: volar
su dal Senegal, solo per incappare in una burrasca primaverile,
bufere di fine marzo e venti inclementi – prima

della picchiata sulla A9, per arrivare, a poche ore
di distanza l’uno dall’altra, a quello stesso pino
silvestre

lungo il fiume, e riprender possesso di stecchini e lische
del nido dell’anno scorso: ancora qui, più o meno
come il resto di noi – battuti dalle burrasche, sfiancati dall’inverno,
rovesciati…

Su, rimettete in ordine la vostra culla, in cima all’albero,
reclamate la vostra decima dalle splendenti
tenute del fiordo, o dal loch rifornito di trote.
Che v’importa? In ogni modo,
si rincorreranno lieti bisbigli oggi in città:
Sono tornati, tutti e due. Sono a casa.


Ospreys

You’ll be wondering why you bothered: beating
up from Senegal, just to hit a teuchit* storm –
late March blizzards and raw winds – before the tilt

across the A9, to arrive, mere
hours apart, at the self-same riverside

Scots pine, and possess again the sticks and fishbones
of last year’s nest: still here, pretty much
like the rest of us – gale-battered, winter-worn,
half toppled away …

So redd up your cradle, on the tree-top,
claim your teind from the shining
estates of the firth, or the trout-stocked loch.
What do you care? Either way,
there’ll be a few glad whispers round town today:
that’s them, baith o’ them, they’re in.

*Teuchit, parola scozzese per lapwing, pavoncella. “A teuchit storm” è un periodo di rigido freddo invernale in marzo, quando le teuchits arrivano nell’entroterra e cominciano a fare il nido. [N.d.T.]

*

Rondoni

La prima volta che uscimmo, supponemmo
fosse il mondo
quello in cui eravamo entrati,
e noi le sue uniche creature.

Presto fummo in grado di volare;
presto ne vincemmo la grigia desolazione,
imparammo a carpire la singola
goccia d’acqua

mentre cadeva.
Ora voi che esitate,
che temete l’odore della tomba,

che temete le ombre,
alzate gli occhi – più in su!
Come siamo agili noi,

comunicativi, le nostre
ali di un marrone bruciato quasi
traslucide contro il blu.

Deserti, oceani illuminati dalla luna, calore
che sale da mille città costiere
non sono nulla ora,

dicono i nostri bruschi strilli.
L’oscurità della caverna in cui siamo nati
ci richiama.


Swifts

When we first emerged, we assumed
what we’d entered
was the world,
and we its only creatures.

Soon, we could fly; soon
we’d mastered its grey gloom,
could steal a single
waterdrop

even as it fell.
Now you who hesitate,
fearful of the tomb-smell,

fearful of shades,
look up – higher!
How deft we are,

how communicative, our
scorch-brown wings almost
translucent against the blue.

Deserts, moonlit oceans, heat
climbing from a thousand coastal cities
are as nothing now,

say our terse screams.
The cave-dark we were born in

calls us back.

*

Aquilotto

Uccello in cima alla scogliera,
l’angolazione del tuo dorso
un colpo da maestro:
perché i gabbiani dovrebbero

piombarti addosso
con strilli incandescenti?
Stai solo per rinunciare
alle cure dei tuoi genitori,

che hanno osato lanciarsi giù
insieme, per suddividersi
l’unica vallata dell’isola
lasciandoti al sole, illuminato,

a fissare il mare lontano
come sconcertato.
Ben presto ti
getterai ai venti

e sparirai, un vagabondo,
costretto a errare
da isola a monte,
in cerca di fortuna –

finché da ultimo non prenderai
il piumaggio adulto
e stabilirai un magro
territorio tutto tuo. Già

i gabbiani strillano Aquila!
Aquila!
– loro sanno
meglio di te
ciò che diverrai.

Halfling

Bird on the cliff-top,
the angle of your back
a master-stroke:
why should kittiwakes

plunge at your head
with white shrills?
You’re only just falling
from your parents’ care,

they’ve dared slope off
together, to quarter
the island’s only glen
leaving you sunlit, burnished,

glaring out to sea
like one bewildered.
Some day soon you’ll
topple to the winds

and be gone, a gangrel,
obliged to wander
island to mountain,
taking your chances –

till you moult at last
to an adult’s mantle
and settle some scant
estate of your own. Already

the gulls shriek Eagle!
Eagle! – they know
more than you
what you’ll become.

*

Kathleen JAMIE, La casa sull’albero. Poesie scelte
trad., cura e saggio introduttivo di Giorgia Sensi
“Zaffiro Poesia”, Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero (Novara), 2016

Alla traduzione citata, di Giorgia Sensi, ho apportato alcune minime modifiche.
I pipistrelli, naturalmente, non sono uccelli. Ma volano, e la poesia loro dedicata è tanto bella che non ho potuto escluderla da questa peraltro ampia scelta di vividissimi testi.

*

Pubblicato in La poesia e lo spirito

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