Incontro con la poesia di Giuliano Rinaldini


come mi viene una pena di tutto, / 
una letizia di tutto.
(da “Sequenza del fico”)

Il Segnale n.112Difficile spiegare perché proprio una certa voce poetica fra le tante al mondo ci folgori in modo immediato e al di là di ogni dubbio, attraverso la lettura di pochi versi. Ancora più difficile – o facile, naturale? – farlo, ovvero tentare di dar conto a sé stessi e agli altri della propria scoperta di una forte sostanza di poesia, in questa voce, quando essa risulti di fatto quasi ignota e ignorata dal pubblico dei lettori di versi, dalla critica (salvo illuminate eccezioni), dai tanti lit-blog e le varie realtà che in rete veicolano poesia. Un pubblico certo minimo al confronto di quello che segue altri generi letterari, ma pur sempre con una sua consistenza e suoi percepibili orientamenti.
Stupore quindi. E insieme la sensazione che la scoperta debba rivelare e riguardare lo stupito lettore almeno quanto riguarda l’autore in questione.
Consapevole così di quanto di personale possa esserci in ciò che ho colto nei due brevi e finora unici poemi noti di Giuliano Rinaldini (Cognizione di un’alba, Opera Prima, Cierre Grafica, 2007 e Sequenza del fico, Joker, 2008), tento qui di esporlo.
La cosa fondamentale è, credo, che nella poesia di Rinaldini si trovano inestricabilmente fusi novità formale – un’originalità espressiva disadorna che in prima battuta può mettere in difficoltà – e un tema inattuale quale la visione, cosmogonica, e insieme religiosa e sapienziale, che risale alla tradizione ebraico-cristiana depositata nella Bibbia, della cui frequentazione Rinaldini si nutre, anche o forse principalmente attraverso le antiche versioni in lingua latina, greca ed ebraica.

Per quest’ultimo aspetto potrebbero magari venire in mente i nomi di Guido Ceronetti ed Erri De Luca, con il loro lavoro sui testi dell’Antico Testamento e sulla lingua ebraica. Invece, la lettura dei due poemi di Rinaldini ha evocato in me quella analogamente folgorante del Peso del mondo, breve libro di Peter Handke costruito attraverso irregolari frammenti di una prosa asciuttamente lirica e all’apparenza diaristica, appunti immediati e casuali in presa diretta sulla realtà: la vasta e minuta, minuziosa ed eterogenea realtà (il mondo del titolo) che lievita a significare sempre anche altro da sé («il linguaggio trascende se stesso e si libera anche per qualcos’altro»). Non voglio andare oltre nel cercare i motivi di un’inattesa e forse indimostrabile affinità tra un’opera come Il peso del mondo e la poesia di Rinaldini, ma in proposito mi paiono pertinenti le parole di Flavio Ermini. Nella premessa a Cognizione di un’alba, Ermini ne definisce l’autore «un costruttore metodico» che, adottando «un linguaggio feriale per aggirare i linguaggi aulici», procede «con pazienza infinita» in un duro lavoro di «officina», e attraverso questo procedimento arriva a edificare e disporre in sequenza «veri e propri nuclei materici su cui potrà fondarsi la trascendenza».

I due poemi in oggetto si possono anche intendere come un unico poema in due parti, con il secondo preannunciato o anticipato nelle ultime sezioni del primo. Del resto, sono andati in stampa a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro: Cognizione di un’alba nell’ottobre 2007, Sequenza del fico nel febbraio 2008. Nel decennio successivo null’altro si è aggiunto […]. L’Antologia della giovane poesia italiana di Giancarlo Pontiggia (Il miele del silenzio), che comprende una scelta di versi da entrambi i poemi e un’eccellente introduzione critica sull’autore, è uscita nel marzo 2009. Dopodiché Rinaldini – che Pontiggia giustamente presenta come «figura nascosta, appartata, per certi versi anomala se si pensa al paesaggio poetico dominante, […] comparso all’improvviso» – pare essere di nuovo, e certo molto coerentemente, del tutto scomparso dalla scena letteraria nazionale…

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Il saggio – Giovanna Menegus, «Incontro con la poesia di Giuliano Rinaldini»  – continua nella rubrica «Letture critiche» della rivista «Il Segnale», n. 112, febbraio 2019, pp. 71-83.

Sul numero 112 del «Segnale» testi e interventi di Massimo Rizza, Andrés Sánchez Robayna, Gio Ferri, Adelio Fusé, Silvia Comoglio, Maria Luisa Vezzali, Cesare Viviani, Pancrazio Luisi, Amedeo Anelli, Gabriella Galzio, Amos Mattio, Roberto Antolini, Gianluca Bocchinfuso, Marina Corona, Antonella Doria, Tomaso Kemeny…

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Pubblicato in La poesia e lo spirito

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