Ornithology 25. Plath

PLATH

La cornacchia nel tempo piovoso

Lassù sul rigido ramoscello
Si curva una nera cornacchia bagnata
Che aggiusta e riordina le sue piume nella pioggia.
Non m’aspetto un miracolo
O un incidente

Tale da infuocarmi la pupilla
Nell’occhio, né ricerco ancora
Nel tempo sconnesso un qualche disegno,
Ma lascio cadere le foglie macchiate così come capita,
Senza cerimonie, o portenti.

Benché, lo ammetto, io desideri,
Occasionalmente, un qualche responso
Dal cielo muto, in verità non posso lamentarmi:
Una qualche luce non primaria potrebbe ancora
Sbalzare incandescente

Dal tavolo di cucina o dalla seggiola
Come se un ardere celestiale prendesse ogni tanto
Possesso di questi oggetti così ottusi
Consacrando così un intervallo
Altrimenti inconseguente

Concedendo larghezze, onori,
Perfino amore. Io ora cammino, comunque,
Attenta (potrebbe capitare
Perfino in questo paesaggio noioso, rovinoso); scettica
Benché politica, ignorante

D’un qualsiasi angelo che scegliesse d’avvampare
D’un tratto al mio lato. So soltanto che una cornacchia
Che riordina le sue piume può luccicare a tal punto
Da sopraffare i miei sensi, forzare
Le mie palpebre, e concedere

Una breve tregua dalla paura
Della neutralità completa. Con un po’ di fortuna,
Marciando testarda attraverso questa stagione
Di stanchezza, io potrò
Raccozzare assieme un contenuto

Di qualche genere. Avvengono miracoli,
Se siamo disposti a chiamare miracoli
Quegli spasmodici trucchi di radianza. L’attesa è ricominciata
La lunga attesa dell’angelo,
Di quella sua rara, rarefatta discesa.


*


Black Rook in Rainy Weather

On the stiff twig up there
Hunches a wet black rook
Arranging and rearranging its feathers in the rain.
I do not expect a miracle
Or an accident

To set the sight on fire
In my eye, not seek
Any more in the desultory weather some design,
But let spotted leaves fall as they fall,
Without ceremony, or portent.

Although, I admit, I desire,
Occasionally, some backtalk
From the mute sky, I can’t honestly complain:
A certain minor light may still
Leap incandescent

Out of the kitchen table or chair
As if a celestial burning took
Possession of the most obtuse objects now and then –
Thus hallowing an interval
Otherwise inconsequent

By bestowing largesse, honor,
One might say love. At any rate, I now walk
Wary (for it could happen
Even in this dull, ruinous landscape); skeptical,
Yet politic; ignorant

Of whatever angel may choose to flare
Suddenly at my elbow. I only know that a rook
Ordering its black feathers can so shine
As to seize my senses, haul
My eyelids up, and grant

A brief respite from fear
Of total neutrality. With luck,
Trekking stubborn through this season
Of fatigue, I shall
Patch together a content

Of sorts. Miracles occur,
If you care to call those spasmodic
Tricks of radiance miracles. The wait’s begun again,
The long wait for the angel,
For that rare, random descent.

1956; trad. di Amelia Rosselli

*

Sylvia PLATH, The Colossus and other poems (1960)
in
Le Muse inquietanti e altre poesie
a cura di Gabriella Morisco
traduzioni di Gabriella Morisco e Amelia Rosselli
“Lo Specchio”, Mondadori, Milano, 1985

*

Pubblicato in La poesia e lo spirito

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