Far lucere. Poesia di Annitta Di Mineo

COPERTINA - Il Tempo non ha rughe

«Il dolore è luce perché ci costringe a vedere ciò che facciamo di tutto per evitare: il dolore.» Questa tagliente verità formulata da Giulia Niccolai nei suoi Frisbees ’88 mi accompagna da decenni, e si propone ora come sintesi di uno scarno volume di versi intitolato Il tempo non ha rughe. Le tre sezioni in cui la raccolta è strutturata (Tempo, Dolore, Infinità) sono infatti incentrate sull’indagine di un sentimento-evento quasi totalizzante, affrontato e sperimentato, esperito («Faccio / esperienza diretta degli eventi») fino al suo estremo limite. E se, come sempre accade, l’esperienza è anche o in prima istanza biografica con date, nomi e affetti familiari circostanziati che si intravedono tra i versi ciò che conta per il lettore è la dimensione universalmente condivisa, e non di rado astratta o metafisica, di una cognizione del dolore dagli accenti dickinsoniani, la Dickinson che sa attraversare oceani di dolore: «I can wade Grief…».
Come ben scrive Alberto Mori nella Postfazione, «Annitta Di Mineo con deposizioni accorte lascia il suo essere in spoliazione di fronte alla parola pronunciabile, scrivibile ma impensabile: morte. […] in un cammino di poesia nitido e quasi sempre privo d’ombre […] tempo, dolore, mondo, uomini, destino sono convocati con scansioni ed ostensioni rituali di fronte all’anima stessa».
Tuttavia per non rischiare la banalità e l’insignificanza, per supportare l’elementarità metaforica, ora riflessiva ora confessionale-patetica, dei propri moduli, questi componimenti talora brevissimi aforismi sapienziali e meditativi, enunciazioni o constatazioni ridotte fino al limite delle cinque-sei parole necessitano di una lettura attenta, e della totale concentrazione e disponibilità interiore a seguire e rifare proprio il percorso delineato dall’autrice nelle sue coordinate essenziali, soffermandovisi in un esercizio di personale consapevolezza. Come forse avviene soprattutto nella poesia fatta da donne, la poesia non è qui tanto forma letteraria quanto occasione e quasi tangibile forma d’esistenza in movimento, che chiede d’essere ricreata nell’atto della lettura. La rastremazione stilistica e «il tempo / per la mia crudele lucidità» (versi d’apertura, p. 15), una «lingua spesso scabra e scevra di ogni tentazione di lirismo, geometrica ma vibrante di sotterranei lieviti e pulsioni» (Vincenzo Guarracino, nell’Introduzione), più che il godimento e la consolazione d’una lettura in sé compiuta e completa propongono al lettore un attraversamento, il guado dickinsoniano: arduo, ma che sa trovare infine le forze per raggiungere l’altra sponda, rappresentata nel finale dal «Chiarore / nel cielo del tramonto».

*

Far lucere

Anche mio padre
piantava alberi d’ulivo
per lasciarli alla vita
Io e mia sorella
con occhi caldi
traccia delle sue mani
immerse nella terra
versiamo alle figlie
come l’olio in una lumera
per continuare a far lucere
le chiome delle sue piante

_

Voglio ancora

Nella desolazione
vedo bambina spaurita
cercar mano
per essere compagnata
all’approdo
Non posso imbarcarti
su un vascello
per porto sconosciuto
e inabissarti nella luce scura
Voglio ancora vedere
il grigioverde dei tuoi occhi
Voglio ancora chiamarti
[…]

_

Ciclone

Nell’abbraccio lacrime si fondono
Graffio il cuore per il dolore
Sull’impiantito di pietra
davanti alle case
come api bisbigliavamo
mentre l’infanzia si ritraeva
Ciclone improvviso
bagna sentimento
del tempo interrotto
Le stagioni si mischiano
confusi i miei pensieri

_

Vuoto

La mia vita ha fame sete
corpo inaridito
testa denutrita
Al posto dell’anima
un vuoto romba sotto
in questo stato si deve morire?
La domanda schiaccia
Tentazione di sfuggire
dal mondo dei morti
o da quello dei vivi
Decido di rimandare la morte

_

Oltre il finestrino

Sguardo smarrito
Oltre il finestrino
Paesaggio mi somiglia
Una spossatezza
Una dolcezza grida
Desiderio inappagato
Cielo preme sulla campagna
La sete di tutto sale dalla terra
La scintilla incendia
E devasta tutto in un istante

_

Marea

La marea
Della tristezza
Non si ritira

_

Spillo rovente

Dolore
Spillo rovente
Traversa corpo a tradimento

_

Dolore

Dolore
Sia per la Morte
Sia per l’Amore

_

Delicatezza

Il dolore
Esige delicatezza
Chi lo conosce
Avverte

_

Impara

Il Dolore
Chi impara
A guardarlo
In faccia
Lo accoglie

_

Oggi

Oggi tutto è diverso
non ho cent’anni
niente è come prima

Con occhi di bambina
vivo questo mondo
diverso uguale a prima

*

Annitta Di Mineo, Il tempo non ha rughe. Poesie del divenire
Con testi critici di Vincenzo Guarracino, Alberto Mori, Antonio Grassi
Collana Elpìs, n. 5
C.A.SA. edizioni, Saronno [VA], 2018
112 pp. , 10 euro

Annitta Di Mineo, nata nel 1957 a Mirabella Imbaccari, in provincia di Catania, vive e lavora a Gallarate. Il tempo non ha rughe è la sua terza raccolta di versi.

*

Pubblicato in La poesia e lo spirito

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...