Annalisa Ballarini. Poesie

coverÈ “Elicanto” il nome di quel fiore?
Della forma perfetta come un origami?
Lo cercano nella simmetria degli emisferi giustapposti,
lungo l’asse della linea mediana, e cercheranno,
fermato il vascello sospinto verso aurore boreali,
percorrendo palmo a palmo le lettere innervate
sui segmenti delle braccia senza scorgere alcun nome.

Io lo vidi, il fiore senza nome, abbagliante
su un muro scrostato, e mi piacque
chiamarlo Elicanto. Cerchino pure altrove,
loro: alla radice del collo, scandagliando
le giunture delle vertebre, mentre il fondale
prepara la sua frescura nel cascinale di collina
dove gli Elicanti al plauso di un volo
sussultano nel buio.

*

Se ci toccasse la luce che si addice ad aprile
tanto non ferirebbe l’occhio la supponenza
dei muri oltre i binari o ciò che resta di essa,
prepotenza logora, sublime orrido
orridi muri e ringhiere, parabole
persiane sull’abraso dell’occhio.

D’improvviso su una terrazza appare
fugace la pietas storica di un glicine.

*

Sulle tempie vibra la veglia della lampada,
pulsano desideri che rammendano
distanze, come cuori di campane
in questo immenso corpo d’aria.

Omnes generationes dischiudono
un Magnificat sui rami del glicine
mentre di qui si attende
che una mano ci tocchi la fronte.

*

Annalisa BALLARINI, Specchio a figura intera
(i tre testi sono tratti da Un Magnificat sui rami del glicine, terza sezione del libro)
“Erato”, LietoColle, Faloppio [CO], 2017
120 pp., 13 euro

*

Pubblicato in La poesia e lo spirito

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