D’Arrigo compie cent’anni

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Il sole tramontò quattro volte sul suo viaggio e alla fine del quarto giorno, che era il quattro di ottobre del millenovecentoquanrantatre, il marinaio, nocchiero semplice della fu regia Marina ’Ndrja Cambrìa arrivò al paese delle Femmine, sui mari dello scill’e cariddi.

Imbruniva a vista d’occhio e un filo di ventilazione alitava dal mare in rema sul basso promontorio. Per tutto quel giorno il mare si era allisciato ancora alla grande calmerìa di scirocco che durava, senza mutamento alcuno, sino dalla partenza da Napoli: levante, ponente e levante, ieri, oggi, domani e quello sventolio flacco flacco dell’onda grigia, d’argento o di ferro, ripetuta a perdita d’occhio.

[…]

’Ndrja Cambria vedeva così la notte, una notte doppiamente tenebrosa, per oscuramento di guerra e difetto di luna, rovesciarsi fra lui e quell’ultimo passo di poche miglia marine che gli restava da fare, per giungere al termine del suo viaggio: che era Cariddi, una quarantina di case a testaditenaglia dietro lo sperone, in quella nuvolaglia nera, visavì con Scilla sulla linea dei due mari.

E intanto che la notte s’inondava sempre più per Tirreno, mangiandosi il mare di sangue pestato come ci dilagasse dentro col suo nero inchiostro, e tratto tratto sembrava accorciare la diagonale che si seguiva a occhio nudo fra lo sperone incontro a Scilla e quel punto di bassa caviglia calabrese dove si trovava, egli andava misurando, come una volta, stando a bordo dell’ontro, la brevità di quel passo di mare, remando una palella dietro l’altra: oooh…oh… oooh…oh… sul poco fiato dello spada agonizzante che smaniava, smaniava contempo che scappava, nuotando nel suo ultimo sangue, e dentro quel breve miglio era già morto: e le acque davanti al paese delle Femmine sentivano appena la punta della sua spada, perché, da Cariddi a lì, il suo era un salto solo nella morte.

[Stefano D’Arrigo, l’incipit di Horcynus Orca, Oscar Mondadori]

*

Stefano D’Arrigo compirebbe oggi un secolo. Era nato ad Alì, nei pressi di Messina, il 15 ottobre 1919, morì a Roma il 2 maggio 1992. Fu giornalista e critico d’arte, nel 1961 recitò in Accattone di Pasolini. Accanto all’immenso Horcynus Orca – (Mondadori, 1975), romanzo epico in una lingua unica inventata fra italiano e calabro-siculo, anticipato da I giorni della fera (Einaudi, 1960) e in seguito trasposto per il teatro dall’autore stesso –, D’Arrigo pubblicò le poesie di Codice siciliano (Scheiwiller, 1957) e il romanzo Cima delle nobildonne (Mondadori, 1985).

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La Fondazione milanese Biblioteca di via Senato al centenario di D’Arrigo ha dedicato uno speciale monografico contenente 12 articoli, presentato in giugno al Gabinetto Vieusseux (presso il cui archivio sono conservati i manoscritti dello scrittore) e scaricabile al seguente link:

http://www.bibliotecadiviasenato.it/index.php/il-mensile-bvs-presentazione/il-mensile-bvs-archivio/bvs-2019/bvs-maggio-2019

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Pubblicato in La poesia e lo spirito

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