“Raccolta differenziata”, Giuseppe Ferrara. Un’anticipazione

di Giovanna Menegùs

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Attraverso una sintesi dell’introduzione al volume, di Alfonso Gianna, e tre testi presentiamo il nuovo libro di versi di Giuseppe Ferrara, in uscita per Edizioni Kolibris.

*

In questa sua Raccolta differenziata Giuseppe Ferrara circoscrive scientificamente il problema di una relazione uomo-natura oggi più che mai complessa e difficile […].
Gli eco haiku di Ferrara rompono volutamente la tradizione del kigo, il riferimento stagionale tipico dell’antico genere poetico giapponese, identificando la natura tutta in un unico Grande Kigo.
Questi haiku sembrano rappresentare l’impudicizia della scienza umana attraverso un linguaggio, appunto, audace e provocatorio (le formule chimiche, i termini scientifici ripresi nei commenti agli haiku sono di fatto i sostituti degli antichi kigo “stagionali”).

Accanto ai versi l’autore pone alcuni ideogrammi kanji, che la scrittura giapponese deriva dalla Cina, a rappresentare ciascuno una parola. Usa questi (di)segni in parte per integrare quanto viene detto nei tre versi di 5-7-5 sillabe ma anche per voler ricordare la peculiarità di un vero e proprio haiku quando viene naturalmente reso nei suoi caratteri ideografici: a volte è proprio questo «ingombro di lineette, di spazietti, di punti ammirativi doppi e tripli» (Giacomo Leopardi, Pensieri, 976; 1898) a regalare un senso di soddisfazione come quello di un bambino che per “scrivere-dire: SOLE” traccia un cerchietto e qualche trattino trasversale. […]

Lo haijin, lo scrittore di haiku e di haibun, la forma mista di prosa e versi, mira a recuperare una “Lingua” che gli permetta di giocare e provare diletto, in una parola, di riprodurre le esperienze dell’infanzia. […] Il poeta recupera questa naturalezza attingendo, per così dire, ad un antico infantile pudore, accennando in modo sobrio qualcosa che ama nascondersi: quel vuoto tra il bordo di un marciapiede e la fune alta dell’acrobata; tra un pezzo di legno e un cavallo; tra le 17 sillabe; tra una parola e l’altra, tra i segni e i trattini di un ideogramma o tra i piccoli spazi del disegno. […]

Nella misura in cui si protegge e si recupera questo piccolo vuoto tra significato ed essere, come una chiave nella sua serratura, la poesia scatta.

***

(storia-terra)

onda fossile
sul mare caldo soffia
vento bollente

Il cambiamento climatico smuove venti sempre più potenti.
La specie disporrebbe così di tanta energia eolica in più che mitigherebbe il cambiamento climatico e
dunque il vento. Ci saranno vele e mulini in grado di resistere a questo vento?
La specie umana oramai dipende da ciò che dipende da lei.
Anche questo respiro le dipende. Per un soffio.

*

(storia-acqua)

fonde l’abisso
l’acqua miete sale
dal mare fondo


Due
gocce in più inacidiscono il mare, graffiano i fondali, arrembano le coste e gonfiano nembi. Un quarto della CO2 creata dalla specie finisce in mare dove si trasforma in acido carbonico (H2CO3).
Questa nuova acqua marina scioglie coralli, crostacei e conchiglie.
L’acidità dilaga. Si sversa sempre più sale sulle ferite. Le labbra seccano. La sete aumenta.

*

Haibun del clima

Plenitudine d’orrore. I ciliegi sono di nuovo in fiore. Non è uno scherzo. Anche il mio vecchio ciliegio cede stanco alla tentazione di un ottobrino marzo. […]

fiore d’ottobre
su un vecchio ciliegio
sbanda dal ramo

***

http://irisnews.net/giuseppe-ferrara-raccolta-differenziata-anticipazione/

*

Pubblicato in La poesia e lo spirito

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