25 aprile. Primo Levi

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Avevamo freddo e fame, eravamo i partigiani più disarmati del Piemonte, e probabilmente anche i più sprovveduti. Ci credevamo al sicuro, perché non ci eravamo ancora mossi dal nostro rifugio, sepolto da un metro di neve: ma qualcuno ci tradì, ed all’alba del 13 dicembre 1943 ci svegliammo circondati dalla repubblica: loro erano trecento, e noi undici, con un mitra senza colpi e qualche pistola. Otto riuscirono a fuggire, e si dispersero per la montagna: noi non riuscimmo. I militi catturarono noi tre, Aldo, Guido e me, ancora tutti insonnoliti. […]

Ci picchiarono un poco, ci ammonirono di non fare “atti inconsulti”, ci promisero di interrogarci poi in un certo loro modo convincente e di fucilarci subito dopo, si disposero in gran pompa intorno a noi, e ci mettemmo in cammino verso il valico. Durante la marcia, che si protrasse per diverse ore, riuscii a fare due cose che mi stavano a cuore: mangiai pezzo per pezzo la carta d’identità falsa che avevo nel portafoglio (la fotografia era particolarmente disgustosa), e, fingendo d’incespicare, infilai nella neve l’agenda piena d’indirizzi che tenevo in tasca. I militi cantavano fiere canzoni di guerra, sparavano col mitra alle lepri, buttavano bombe nel torrente per uccidere le trote.

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Sandro Delmastro
Sandro […] mi spiegò che, facendo vita sedentaria, si forma un deposito di grasso dietro agli occhi, che non è sano; faticando, il grasso si consuma, gli occhi arretrano in fondo alle occhiaie, e diventano più acuti. […] oscuramente, sentiva il bisogno di prepararsi (e di prepararmi) per un avvenire di ferro, di mese in mese più vicino. […]

Era questa, la carne dell’orso: ed ora che sono passati molti anni, rimpiango di averne mangiata poca, poiché, di tutto quanto la vita mi ha dato di buono, nulla ha avuto, neppure alla lontana, il sapore di quella carne, che è il sapore di essere forti e liberi, liberi anche di sbagliare, e padroni del proprio destino. Perciò sono grato a Sandro per avermi messo coscientemente nei guai, in quella ed in altre imprese insensate solo in apparenza, e so con certezza che queste mi hanno servito più tardi.

Non hanno servito a lui, o non a lungo. Sandro era Sandro Delmastro, il primo caduto del Comando Militare Piemontese del Partito d’Azione. Dopo pochi mesi di tensione estrema, nell’aprile del 1944 fu catturato dai fascisti, non si arrese e tentò la fuga dalla Casa Littoria di Cuneo. Fu ucciso, con una scarica di mitra alla nuca, da un mostruoso carnefice-bambino, uno di quegli sciagurati sgherri di quindici anni che la repubblica di Salò aveva arruolato nei riformatori. Il suo corpo rimase a lungo abbandonato in mezzo al viale, perché i fascisti avevano vietato alla popolazione di dargli sepoltura.

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Primo Levi
Primo Levi, Il sistema periodico, Einaudi, 1975
Dai capitoli, o racconti, intitolati Oro e Ferro (quest’ultimo precedentemente pubblicato col titolo La carne dell’orso)

Immagini
– I partigiani Alberto Salmoni, Bianca Guidetti Serra, (non identificato), Carla Guidetti Serra, Primo Levi
– Sandro Delmastro (Torino, 7 settembre 1917-Cuneo, 5 aprile 1944. Chimico. Medaglia d’argento al valor militare alla memoria)
– Primo Levi

G.M.

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Pubblicato in La poesia e lo spirito

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