Sergio Calzone. Tre inediti


Saint-Paul-de_Vence_1987

…al temperino il filo
ogni momento
arroto e rendo diaccio,
come un’intuizione.

*

Nel vascolo

Esco a erborare:
non più basso e radente
spicco il mio timo,
se, giovane zelante,
giocassi al contadino.

Son tagli d’apice:
al temperino il filo
ogni momento
arroto e rendo diaccio,
come un’intuizione.

Esco a erborare
perché è lì, sulla proda,
nel bosco, all’ombra,
tutta la mia attenzione,
nel timo che si sgrana.

Son tagli d’apice:
tanto è più breve il gambo,
tanto il profumo
si mesce al legno e al muschio,
quanto grato è l’olezzo.

Saper vedere,
contare sulle dita
quanti profumi:
parla di più un minuzzolo,
che il cappiato covone.

*

I gorghi

Questo torrente
dai molti soprassalti,
dal letto mobile,
dalle radici avvinte,
come mani, alle sponde;

questo torrente
che tutto corrisponde
al mio sentire,
al continuo ruggire
dell’insoddisfazione;

il mio torrente
che sposta massi grevi,
nelle sue piene
in furibondi accessi,
forzato in una gora

e fatto adulto,
muove i ferrati ingegni
di una fucina.
Ma si inseguono i gorghi,
inquieti, tra le pale,

guizzano i temoli
dall’acqua che mulina,
colgono a volo
l’insetto che vibrava:
nessuna tregua dura.

*

La rimonda

Vado potando
le mie lusinghe assidue,
come la vite
in febbraio è mondata
dei logorati tralci.

Serro le fila,
mi stringo al necessario,
perché il bagaglio
sia lieve alla partenza,
consenta mani sgombre.

Han sciolto nodi,
accarezzato e stretto
le mie due mani;
hanno percorso labbra
e gambi di boleti.

Han sollevato
mio padre e il mio bambino;
han colto fremiti;
hanno blandito cani,
portato acqua al viso.

Serran le fila
persino le mie mani,
oggi, sul limite:
non potano più viti,
soltanto sogni vani.

*

vascolo: recipiente cilindrico di metallo che si porta a tracolla, usato dai botanici per riporvi le piante che raccolgono.
cappiato covone: “preso al cappio”, ovvero legato a formare una balla di fieno.
temolo: pesce d’acqua dolce della famiglia dei salmoni.

*

Sergio Calzone (Torino, 1951) si è occupato per anni di narrativa per ragazzi e di editoria scolastica. Ha pubblicato testi di critica letteraria; vari romanzi tra cui Trilogia del Rodano (La vigna dei Regard, Con una grazia inutile, Tutte le ore del giorno), 2013; Dimenticare è un dono, 2016; Achab e Ismaele, 2017; La paura della paura, 2018; racconti: Panamericana Norte, 2012; L’antilope di Mr. Papa, 2015; Pacha Mama (Madre Terra), 2017; e un manuale di citazioni a uso di scrittori esordienti: Ah! Scrivere!, 2016. Nel 2015 ha fondato la casa editrice 96, rue de-La-Fontaine, che ha diretto fino al maggio 2018.

Immagine: S.C., Saint-Paul-de-Vence, 1987

*

Pubblicato in La poesia e lo spirito

Per una legge contro il porn revenge. Leraffall

finalmente

«Otto anni dopo la storia con lui ho trovato su internet delle immagini manipolate graficamente nelle quali compaio […]. Nella prospettiva che ogni questione personale è questione politica, concedo allo sguardo altrui, dopo averlo temuto a morte, la mia esperienza. Ho il coraggio di farlo solo dietro un nome di penna: sono impazzita, mi sono sentita isolata, in pericolo. Quello che ho vissuto capita a tanti, mancano però delle valide soluzioni. Altre vicende come la mia, più dure della mia, accadevano nel frattempo; molti hanno deciso di farla finita, posso capire perché. È cattiveria, non scherzo che si possa perdonare. […]
Questa è la mia versione dei fatti, le fasi salienti. È possibile che ci siano imprecisioni di forma nella scrittura, spero mi perdonerete, non so scrivere meglio di così.
Ho usato nomi di fantasia per il mio ex e i suoi amici, per gli altri delle sigle o il loro vero nome.
Leraffall nel dialetto della mia zona significa “dovevo farlo”.»

Così inizia il racconto di una donna, oggi quasi quarantenne, relativo alla sua esperienza nell’ambito per cui una petizione lanciata pochi giorni fa su change.org chiede al governo italiano di darsi strumenti normativi adeguati. Un ambito insieme antico (violenza di genere) e nuovo (internet, social, diffusione incontrollata di immagini e filmati): una combinazione che può risultare mortale – come scrive Matteo Grandi in Far Web. Odio, bufale, bullismo. Il lato oscuro dei social ricordando la vicenda di Tiziana Cantone, la trentunenne suicidatasi il 13 settembre 2016 dopo che un suo video hard era diventato virale in rete.
«Il revenge porn – spiegano Insieme in Rete, Sentinelli e Bossy, le associazioni promotrici della petizione, che in 5 giorni ha raccolto oltre 60.000 firme – è una pratica sempre più diffusa in rete, che consiste nella diffusione o nella minaccia di diffusione, anche a scopo di estorsione, di immagini private senza il permesso della persona ritratta, spesso in risposta alla chiusura di una relazione.
Il revenge porn è riconosciuto come reato in Germania, Israele e Regno Unito, e in 34 Stati degli Usa. In Italia, invece, non esiste alcuna legge specifica. Le vittime possono solo far riferimento alla normativa sui reati di diffamazione, estorsione, violazione della privacy e trattamento scorretto dei dati personali, che non recepisce, però, la gravità e la peculiarità del fenomeno.» Per questo viene chiesta l’introduzione di una legge ad hoc anche nel nostro Paese. Insieme ad «azioni di prevenzione della violenza di genere e di educazione civica digitale rivolte alla popolazione generale», alla responsabilizzazione dei gestori delle piattaforme e delle applicazioni attraverso le quali questo reato viene commesso (restando perlopiù impunito), e a un’adeguata tutela e sostegno delle vittime.

La petizione si può trovare e firmare al seguente link:
https://www.change.org/p/intimitaviolata-chiediamo-una-legge-contro-il-revenge-porn-roberto-fico-pres-casellati-montecitorio-senatostampa

Il racconto di Leraffall – “Dovevo farlo”, il nome di penna scelto da questa donna per condividere la propria esperienza – si può leggere nel suo blog Niente da nascondere
https://nientedanascondere.com/

Immagine: Leraffall, Partire, disegno con Paint, 2011

*

Pubblicato in La poesia e lo spirito

L’Appennino, la timidezza di Paola Renzetti

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Io con indosso
come te la timidezza
della gente di montagna…

*

Erbe e bisce

Scoprirò il nome
dell’erba che nasce
quando ritorna la biscia.
Corpo nero sulla strada
perde sangue come te.

Quel dolore è il tuo.

È un’erba coi teneri calici
animale nascosto, a cui piace.
Tenacemente si muove
guarisce, ritorna alla pace.

*

Il coniglio

Sotto al portico
per le zampe appeso
ai miei occhi
un coniglio squartavi
dalla pelle.

Le viscere molli
cadevano piano
a terra lucendo.

Ammiravo te
in quel gesto sicuro
dicendolo mio
quel lavoro da grande.

Custode della morte
e anche della vita

mi passavi il segreto
senza esserne
per nulla stupita.

*

Frane

Si spezza l’Appennino
dilapidato
dei suoi boschi.

Profondi tagli
di anno in anno
secondo le piogge
segnano i terreni.

Stanno celati appena
quando ricrescono
cespugli ed erba
e si riassesta il suolo.

Ancora qualche albero
scomposto, dalla forra
squartata protende
l’impoverita chioma.

Il passo si adegua
ai dislivelli del sentiero
dove l’antico e pesto andare
si ricongiunge al nuovo
ancora da segnare.

*

Il torrente

Nei rovi al sole
sale il sentiero.

Quando tace il respiro
e la sete assedia

la sete di quell’acqua
che stenta ad arrivare.

Ancora non si sente
il canto dei suoi molti figli
e la voce delle cascate
che là il dirupo nasconde.

Si effonde l’amaro e verde
umore della quercia
se appena un ramo fende
e si attorciglia.

Le luci dagli alberi
piovono alla strada
ed ecco quella voce:

nel grande varco dell’aria
tra rocce azzurre
rugginose e nere

già scorre l’acqua
che di null’altro
senti nostalgia.

[…]
ma tu non sai trovare
la via piccola
che giungeva i due paesi
dall’una all’altra parte

e dove alla fine rideva

unica e sola
la prima casa bianca.

*

Vecchie case

Ogni sasso porta
i segni delle mani
che lo hanno lavorato.

Ogni sguardo stringe
alla memoria del passato.

*

Madia aperta

La grande stanza la sentivi da fessure
ancora prima di aprire il catenaccio.

Accorreva in volo cipria profumata
ai vetri saliti un piccolo gradino.

Vedevi il monte con ogni tempo
la fontana e l’orto sulla strada.

Sull’asse pulita a lei dalle dita
spuntavano bianchi piccoli fiori.

*

Notte d’Inverno

La neve scintillante di luna
contende ai tetti il limite del buio.

Le case dai sassi grevi

con bocche chiuse
e gli occhi addormentati

invano aspettano
il giorno che le desti.

*

Approdo

Mi piacciono le case
con l’approdo sul monte.

Profumano di pietra corrosa
e l’ortica sugli scalini

tiene i villeggianti un po’ a bada.

Le piane spioventi sul tetto
in bilico non cadono mai.

Le porte consunte di antichi colori
si lasciano staccare schegge sbiadite.

L’occhio alla serratura respira
di fresca aria notturna di ragnatela.

Nella luce del mattino vaga il polline
di fiori gialli quasi invisibili.

Sullo stelo è rimasto poco colore
solo strette foglie accarezzate dal sole.

*

Divagazione

Un giorno
potrò viaggiare
con pochi soldi
e senza meta.

Dormire dove capita
e ridendo

annusare quell’odore
nuovo di città.

*

Figli di operai

Eravamo figli di operai
con la barba e i capelli lunghi
la camicia a quadri
e i libri sottobraccio.

Parlavamo una lingua
che i nostri a tavola
non capivano più.

Abbiamo studiato
rubando pezzi di tempo
e la testa ci pullula ancora
di sogni da realizzare.

*

Paola RENZETTI, Verrà la notte
“La carrucola del pozzo”, 96 rue de-La-Fontaine Edizioni, 2018
226 pp., 13 euro

Paola Renzetti (1955) ha trascorso la prima infanzia a Graiana di Corniglio, sull’Appennino parmense.  È stata impiegata alla Fiat e insegnante alle scuole elementari. Vive in provincia di Milano, oltre che in poesia si esprime attraverso la pittura.

*

Pubblicato in La poesia e lo spirito

Ornithology 7. Baudelaire e Merini

 Baudelaire OK (1)

L’albatro

Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri, grandi uccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio, il bastimento scivolante sopra gli abissi amari.

Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell’azzurro, goffi e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi, candide ali, quasi fossero remi.

Com’è intrigato e incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco addietro così bello, com’è brutto e ridicolo! Qualcuno irrita il suo becco con una pipa mentre un altro, zoppicando, mima l’infermo che prima volava!

E il poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell’arciere, assomiglia in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli scherni, non può per le sue ali di gigante avanzare di un passo.


L’Albatros

Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.

À peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d’eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!

Le Poëte est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l’empêchent de marcher.

in Les fleurs du mal (1857); trad. di Attilio Bertolucci

*

MERINI ok

Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra,
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d’amore.

in La Terra Santa (1988)

*

Charles BAUDELAIRE, Les fleurs du mal (1857)
I fiori del male
versione in prosa di A[ttilio] B[ertolucci]
introduzione di Giovanni Macchia, presentazione di Giovanni Raboni
“I grandi libri”, Garzanti, Milano, 1975

Alda MERINI, La Terra Santa (1984)
in Fiore di poesia. 1951-1997
a cura di Maria Corti
Einaudi Tascabili, Torino, 1998

Pubblicato in La poesia e lo spirito