Far lucere. Poesia di Annitta Di Mineo

COPERTINA - Il Tempo non ha rughe

«Il dolore è luce perché ci costringe a vedere ciò che facciamo di tutto per evitare: il dolore.» Questa tagliente verità formulata da Giulia Niccolai nei suoi Frisbees ’88 mi accompagna da decenni, e si propone ora come sintesi di uno scarno volume di versi intitolato Il tempo non ha rughe. Le tre sezioni in cui la raccolta è strutturata (Tempo, Dolore, Infinità) sono infatti incentrate sull’indagine di un sentimento-evento quasi totalizzante, affrontato e sperimentato, esperito («Faccio / esperienza diretta degli eventi») fino al suo estremo limite. E se, come sempre accade, l’esperienza è anche o in prima istanza biografica con date, nomi e affetti familiari circostanziati che si intravedono tra i versi ciò che conta per il lettore è la dimensione universalmente condivisa, e non di rado astratta o metafisica, di una cognizione del dolore dagli accenti dickinsoniani, la Dickinson che sa attraversare oceani di dolore: «I can wade Grief…».
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Ornithology 31. Mansfield

Mansfield_stampQuando ero uccello

Mi arrampicavo sull’albero di karaka,
fino a un nido tutto di foglie,
soffici come piume.
Intonavo un canto che proseguiva da sé,
e pur senza parole alla fine intristiva.
Sotto l’albero, tra l’erba, c’erano delle margherite.
Per metterle alla prova, dissi loro:
«Vi staccherò la testa con un morso, per darla ai miei piccoli».
Ma loro non mi credevano uccello
e restavano aperte.
Il cielo era un nido azzurro di piume bianche
e il sole la mamma uccello che lo scaldava.
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La rosa è senza perché. Silesio nuovo fiammante

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 Silesio, o Angelus Silesius (l’Angelo, il Messaggero della Slesia), o Johannes Scheffler, è un vertiginoso autore di aforismi. Il suo capolavoro si intitola Il pellegrino cherubico, e i cherubini sono gli angeli fiammeggianti. Dal 1674 Il pellegrino cherubico non era certo invecchiato, ma a riproporlo nuovo è ora Francesco Roat, con un corposo saggio e un’inedita traduzione di 200 aforismi scelti dal poema mistico (ovvero filosofico, sapienziale, poetico) che porta al culmine una antecedente ricca tradizione.
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Ornithology 29. Attâr (ed Erodoto)

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O cuore mio! […] Ti ho fatto ascoltare la lingua degli uccelli e tutti i ragionamenti che essa ha suscitato.
O ignorante! Resta a te comprendere. Gli uccelli, quando volano nella loro gabbia prima della morte, sono nel numero degli amanti! Ciascuno di loro si è spiegato e annunciato differentemente, poiché ognuno ha una maniera particolare di esprimersi. Colui che ha compreso la logica di questi uccelli prima di arrivare davanti al Simorgh, ha trovato la pietra filosofale.

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