Da un paese lontano. L’omaggio a Anna Banti del “Giannone”


Anna_Banti_ok - Copia

 

La voce della letteratura viene forse sempre da un paese lontano. Je vous écris d’un pays lontain è il titolo di un poemetto in prosa di Henri Michaux. E diventa il titolo prima di un racconto, poi di un libro di Anna Banti (1969 e 1971).
Se per Michaux e Anna Banti, nome d’arte di Lucia Lopresti, la lontananza è il «lontano interiore», la dimensione di «trasparenza allucinatoria» che consente «la proiezione e la rielaborazione fantastica dei nodi autobiografici più dolorosi», per noi, oggi, è anche la distanza che ci separa da tutto un tempo e un’esperienza umana e culturale in cui «è custodita l’eredità più preziosa del Novecento letterario», ma che non è facile colmare.
Perché la Banti e i suoi libri non suscitano simpatie immediate, è noto.
Quando Paolo Poli racconta degli scherzi e le risate che condivideva con Roberto Longhi, in passato suo maestro e in seguito marito della scrittrice, la rappresenta così, nella loro casa fiorentina: «Poi veniva Anna Banti e chiedeva, imperiosa: “Di che ridete?”. Ma noi non le si diceva nulla».

Ora, il superbo ritratto fotografico inedito che adorna la copertina di Da un paese lontano. Omaggio a Anna Banti – il nuovo numero monografico del «Giannone», curato da Beatrice Manetti – riconferma in parte la sensazione e il cliché di una distanza altera, l’immagine della gran signora delle lettere costantemente rosa da una pena taciuta, amara e indurita sotto l’impeccabile maschera della dignità formale. Pure l’eleganza e la sicurezza della figura campita in un arco bianco appena accennato, l’intensità dello sguardo assorto e del profilo sollevato impavido di fronte alla luce ma segretamente abbandonato sono tali che guardando questo ritratto – colto da un fotografo ignoto fra gli anni Trenta e Quaranta – viene voglia di rifare il tentativo di leggerla. Di credere dunque una buona volta a Pasolini, Testori, Contini, Cecchi e gli altri «grandi lettori» che ha avuto («ad Anna Banti è mancato forse il grande pubblico, ma non sono mancati i grandi lettori»), e provare a prendere in mano qualcuno dei suoi libri.
Magari partendo proprio dal racconto-capolavoro Lavinia fuggita. O da Un grido lacerante (basta la recensione di Testori per convincersi che è necessario leggerlo). O da Artemisia (e qui invece basta magari guardare la Danae conservata negli Stati Uniti, un capolavoro della pittrice protagonista del romanzo).

Danae_Artemisia - Copia

 (Immagine: Artemisia Gentileschi, Danae)

Ma bisogna anche aggiungere che il titolo Da un paese lontano racchiude ora un ulteriore significato. Perché questo Omaggio a Anna Banti viene da San Marco in Lamis, lontano paese della provincia di Foggia dove da ormai quasi un quindicennio Antonio Motta e il Centro Documentazione Leonardo Sciascia/Archivio del Novecento si prodigano in una pressoché eroica passione per la letteratura, dedicando ogni anno a un importante autore del Novecento un corposo e curatissimo numero monografico del semestrale «Il Giannone»: articolato in testi e documenti inediti, carteggi, materiale iconografico, rassegne critiche e nuovi studi. Nel 2015 l’omaggiato è stato Ceronetti, e già ci si domanda quale sarà la scelta per il 2017.

L’Omaggio a Anna Banti – che evidentemente diventerà un punto di riferimento per gli studi sulla scrittrice ­– è stato pubblicato in aprile: non ha ancora recensioni sulla carta stampata*** né segnalazioni in rete. Anche per questo mi è parso significativo darne notizia.

18 giugno 2016

*** Il 17 agosto Paolo Di Stefano ne ha pubblicato un’ampia recensione sul «Corriere della Sera»: Anna Banti, signora dei libri.
* Le citazioni sono tratte dall’Introduzione di Da un paese lontano, della curatrice del volume Beatrice Manetti. L’espressione «trasparenza allucinatoria», usata a proposito dei racconti di Je vous écris d’un pays lontain, è di Vittorio Sereni, citato da Franco Zabagli nel suo saggio su Anna Banti e Michaux (nel volume, a p. 279).
* Il brano di Paolo Poli è tratto dalla voce «Roberto Longhi» di Alfabeto Poli (a cura di Luca Scarlini, Einaudi, 2013, p. 70).
* Per il lavoro del Centro Documentazione Leonardo Sciascia/Archivio del Novecento vedi qui. Per il numero monografico del «Giannone» dedicato a Guido Ceronetti vedi qui.
* Dedico questo breve scritto a P.N., fervido cultore di Anna Banti che da tempo si adopera per convertirmi e che mi ha portato in dono entrambi i preziosi libri di cui qui si parla. Come mio minimo omaggio al geniale e soavemente diabolico Paolo Poli – che per la sua perdurante verve mi ero infine convinta fosse immortale – voglio citare almeno una massima dall’Alfabeto curato da Luca Scarlini. Relativa al suo lavorare e stare in teatro, sera dopo sera. «Io rido, dunque sono. Loro ridono, dunque sono.» 
  Alfabeto_Poli