Lunario Zanzotto. «Il sadico aprile»

Due vibranti – ventose freddissime apocalittiche – poesie tratte da Conglomerati, l’ultima raccolta pubblicata da Andrea Zanzotto (nel 2009, con Mondadori come tutti i suoi libri). Sberle presenta un «sadico aprile», visionaria e potente variazione del celebre, eterno tema eliotiano «April is the cruellest month»; si legge nella seconda sezione del libro, Tempo di roghi, che comprende anche due testi sul 25 aprile che proporremo a breve. «Non ho più odio per l’aprile»è invece quasi il congedo di Conglomerati e quindi, si potrebbe dire, dell’intera opera zanzottiana: precede il componimento conclusivo emblematicamente intitolato Parola, silenzio («Sì parola, sì silenzio: infine assenzio»).
Del poeta di Pieve di Soligo ricorrono nel 2021 il centenario della nascita e il decennale della morte: dopo quelli dedicati al 21 marzo e alla Pasqua questo è il terzo foglio di un possibile Lunario ricavabile dai suoi versi e con il quale ricordarlo. (Giovanna Menegùs)

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“La sete”, Sergio Bertolino. (Sete, o poesia 1)

di Giovanna Menegùs

Poesia come sete, o sete di poesia. Desiderio inappagato e inappagabile, risorgente sempre e nonostante tutto a fornire una prova dell’esistenza dell’anima, se non di Dio. La metafora e il simbolo, tanto antichi quanto potenti, mi accompagnano in sottofondo da alcuni mesi con La sete, titolo del libro in versi di Sergio Bertolino pubblicato lo scorso ottobre da Marco Saya. Li ritrovo ora in un altro libro di poesia fresco di stampa (Collezione privata di Elisabetta Sancino), in cui un breve testo si intitola anch’esso La sete, ispirandosi a un’omonima scultura di Arturo Martini, che nel Novecento rappresentò il tema in più versioni.
La persistenza del tema in autori e forme differenti mi sollecita, e mi induce a tentare di dare forma a qualche considerazione nel presentare le due sillogi.

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Lunario Zanzotto. Pasque

Il tema pasquale è al centro dell’opera di Zanzotto tanto da intitolarne un libro. Pubblicato nel 1973, Pasque – che nella seconda parte segue la scansione e il calendario della Settimana Santa, spingendolo fino all’impossibile Pasqua di maggio – si presenta come una raccolta di non facile lettura, e nemmeno facile o opportuno sembra estrapolarne frammenti testuali.
Elegia pasquale, che proponiamo, è fra i testi iniziali della raccolta d’esordio del poeta di Pieve di Soligo, Dietro il paesaggio (1951).
Di Andrea Zanzotto ricorrono nel 2021 il centenario della nascita e il decennale della morte: dopo quello collocato al 21 marzo, questo è il secondo foglio di un possibile Lunario ricavabile dai suoi versi e con il quale ricordarlo. (Giovanna Menegùs)

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Lunario Zanzotto. 21 marzo circa

Di Andrea Zanzotto ricorrono quest’anno, insieme, il centenario della nascita e il decennale della morte (10 ottobre 1921-18 ottobre 2011).
In quello che è noto come “il poeta del paesaggio” sono numerose le liriche legate alle stagioni, e altrettanto centrale è la presenza della luna. Da qui l’idea di accompagnare il 2021 con un “lunario” di versi tratti dalla sua opera, come minimo omaggio e come invito alla lettura o rilettura e alla memoria. Aggiungo però subito che in Zanzotto le lune naturali – dalla primavera all’inverno, nel ciclo destinato a ricominciare – intersecano a vari livelli il tempo umano, e il lunario è dunque anche calendario.

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L’Italia, davvero?

Siamo italiani da 160 anni oggi.
Lo sappiamo? Ce lo ricordiamo? Che ricorre questo anniversario intendo (17 marzo 1861-2021), ma, più che altro, di essere italiani. Lo siamo davvero o restiamo ancora e per sempre – finché ci sarà, forse, del tempo da vivere, se a breve non ci estingueremo soffocati dal nodo sempre più stretto del “progresso scorsoio” (come lo chiamava Zanzotto, quest’anno cade anche il suo centenario) – lombardi e calabresi, romani e sardi eccetera, ripartiti e divisi, altro che uniti, nelle nostre variopinte e folcloristiche tribù?

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Annamaria Ferramosca. “Per segni accesi”

Dal nuovo libro di poesia di Annamaria Ferramosca, uscito il primo marzo con Ladolfi Editore, propongo tre assaggi. Un frammento da tableau mourant 2 che lascia avvertire tutta la crisi epocale, ecologica e pandemica, e l’angoscioso smarrimento («l’assenza di ogni valico per l’arca») che stiamo vivendo. Una poesia d’amore (perché di poesie d’amore c’è sempre bisogno). E infine il penultimo testo del volume, che trovo particolarmente felice e suggestivo: si tratta di un’ariosa, luminosa preparazione alla morte («il mio allenarmi per il grande volo»), dove con tono sommesso e colloquiale l’ultimo, sollecito pensiero va ai propri «libri ordinati negli scaffali / fieri    ben stretti», che, «ricordate    vorrebbero di tanto in tanto respirare / esigono    come tutti / di avere incontri    essere aperti / (non solo spolverati)». Perché, a differenza di quanto il frammento da me un po’ arbitrariamente estrapolato come incipit potrebbe forse far pensare

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Odiare la poesia 1. Odi et amo

di Giovanna Menegùs – Odiare la poesia. Rubrica pubblicata su Avamposto https://www.avampostopoesia.com/odi-et-amo

Dichiarare il proprio odio per la poesia è liberatorio. Dato che bisognerebbe amare la poesia, odiarla risulta naturale, inevitabile. Da sempre – da molto tempo prima di leggere il saggio breve di Ben Lerner – mi capita di interrogarmi su questa singolare e imbarazzante detestabilità. Senza la lucidità argomentativa dell’autore di Topeka, Kansas, certo. 

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