Ornithology 12. Bandini

Fernando Bandini, Tutte le poesie

Negozi di uccelli

Quando mi trovo in città sconosciute
cerco negozi di uccelli:
l’ho fatto a Ginevra a Londra
a New York ad Hong-Kong
(dentro c’è un piccolo vento, nervosi
colori saettano in angoli d’ombra).

Ma non ho visto
in Asia shama d’Asia
in Europa cutrettole d’Europa
in America mimi poliglotti d’America:
sempre la stessa alata confraternita
di ogni parte del mondo
in gabbie made in Japan.

in Santi di Dicembre
“Poesia”, Garzanti, Milano, 1994

*

Bird-watching

Dopo aver scritto
versi pieni di zeppe e di puntelli,
sperato inutilmente che squillasse
il telefono, esco
a osservare gli uccelli
finché c’è ancora un po’ di luce.

La zummata cancella l’universo,
lo riduce a due ali di avocetta
in fuga dal suo habitat
di lagune in penombra e dalla trama
oscura dell’umano.

Non posso dare un nome alla mia brama
se il cuore inquieto non sa cosa aspetta.
Inseguo il volo dell’uccello d’acqua
che fende il cielo col becco ritorto
verso non so che approdo da lui scorto
in lontananza dove indugia il sole.
E mi trema la mano, l’avocetta
esce di campo.

Sei dunque tu
sguardo puntato sugli alati il solo
senso di questo giorno?
Non ci sono qui in terra, a me più prossime,
altre specie viventi
e un’altra storia a cui fare ritorno?

Adesso che la sera nelle lenti
penetra a poco a poco
e l’aspetto del mondo non può più
essere messo a fuoco.


Le poiane

Andavo come vanno tutti i corpi
umani: in fondo all’aria, rasoterra.
E lassù tre poiane volteggiavano
in cerchio, oblique e livide,
scrutandoci dall’alto
con l’occhietto rapace che riflette l’abisso
nello smalto dell’iride.

Pellegrino che cerca la sua pace
calpestavo la strada polverosa
che porta alla collina.
Già calava la sera,
e mi feriva il cuore
quel bagliore superstite dell’azzurro che incrina,
come sempre in quest’ora, l’amicizia
della terra col cielo. Oh, chi rimane
solo, in cammino, nella zona d’ombra!
Come sollecita il suo passo e spera
che quel resto di giorno gli conceda
l’ultimo adempimento!

Ma la luce era solo
per quelle tre poiane
che lentamente, tese
le ali nel crepuscolo ed estranee
al brulichìo del mondo se non per farne preda,
ruotavano sul perno alto del vento.


L’usignolo di Erone

[…]

Ero uccello di bosco, ora assomiglio
all’usignolo-automa di Erone che in sé fonde
la meccanica e l’essere: gorgheggio
soltanto se animato da una carica
di memorie, di lacrime o di collera.

in Meridiano di Greenwich
“Poesia”, Garzanti, Milano, 1998

*

Fernando BANDINI, Tutte le poesie
a cura di Rodolfo Zucco
introduzione di Gian Luigi Beccaria
Oscar Mondadori, Milano, 2018, 704 pp.

Pubblicato in La poesia e lo spirito

Ornithology 11. Bandini

Bandini Fernando

Il ritorno della cometa

7.

Padre nostro, se sei tu
che covi le uova celesti
da cui spuntano i mondi,
ed è tua figlia questa cometa
che prolunga la sua morte e rompe il guscio
del firmamento, squittisce le sue miche
di rimasuglio d’astro,

come può l’ala corta della mente
tener dietro al senso dell’universo
senza che tu ti sveli?
È breve il passo tra la vita e il niente
di noi mortali, ma lunga la rotta
di questo involucro di stelle.

Insegnaci allora a drizzare
il collo al pane degli angeli
(se c’è quel pane), unisci nel tuo uno
ciò che il tempo divide:
la luce e l’ombra,
la veglia e il sonno, l’amore e il disamore.

Sento solo la voce di mio padre nel vuoto,
tornano dall’azzurro le postille
del suo viso bambino, lo vedo
che guarda la cometa varcando la Porta
di Freiburg im Breisgau, seduto
sopra un carro di luppolo. Ma tu,
Padre nostro, se sei nei cieli,
se vuoi che sia santo il tuo nome,
manda una stella ad annunciare il Regno,
si accenda il suo fulgore
in cielo e nei nostri occhi sulla terra.

Dacci la nostra parte di quotidiana pace,
condonaci il dovere di esserti grati
come facciamo noi
con quelli che ci devono gratitudine.
E non c’indurre nella tentazione
di rinunciare a vivere
per paura dell’eternità.

in Il ritorno della cometa
Accademia Olimpica, Vicenza, 1982

*

Fernando BANDINI, Tutte le poesie
a cura di Rodolfo Zucco
introduzione di Gian Luigi Beccaria
Oscar Mondadori, Milano, 2018, 704 pp.

Pubblicato in La poesia e lo spirito

Sergio Calzone. Tre inediti


Saint-Paul-de_Vence_1987

…al temperino il filo
ogni momento
arroto e rendo diaccio,
come un’intuizione.

*

Nel vascolo

Esco a erborare:
non più basso e radente
spicco il mio timo,
se, giovane zelante,
giocassi al contadino.

Son tagli d’apice:
al temperino il filo
ogni momento
arroto e rendo diaccio,
come un’intuizione.

Esco a erborare
perché è lì, sulla proda,
nel bosco, all’ombra,
tutta la mia attenzione,
nel timo che si sgrana.

Son tagli d’apice:
tanto è più breve il gambo,
tanto il profumo
si mesce al legno e al muschio,
quanto grato è l’olezzo.

Saper vedere,
contare sulle dita
quanti profumi:
parla di più un minuzzolo,
che il cappiato covone.

*

I gorghi

Questo torrente
dai molti soprassalti,
dal letto mobile,
dalle radici avvinte,
come mani, alle sponde;

questo torrente
che tutto corrisponde
al mio sentire,
al continuo ruggire
dell’insoddisfazione;

il mio torrente
che sposta massi grevi,
nelle sue piene
in furibondi accessi,
forzato in una gora

e fatto adulto,
muove i ferrati ingegni
di una fucina.
Ma si inseguono i gorghi,
inquieti, tra le pale,

guizzano i temoli
dall’acqua che mulina,
colgono a volo
l’insetto che vibrava:
nessuna tregua dura.

*

La rimonda

Vado potando
le mie lusinghe assidue,
come la vite
in febbraio è mondata
dei logorati tralci.

Serro le fila,
mi stringo al necessario,
perché il bagaglio
sia lieve alla partenza,
consenta mani sgombre.

Han sciolto nodi,
accarezzato e stretto
le mie due mani;
hanno percorso labbra
e gambi di boleti.

Han sollevato
mio padre e il mio bambino;
han colto fremiti;
hanno blandito cani,
portato acqua al viso.

Serran le fila
persino le mie mani,
oggi, sul limite:
non potano più viti,
soltanto sogni vani.

*

vascolo: recipiente cilindrico di metallo che si porta a tracolla, usato dai botanici per riporvi le piante che raccolgono.
cappiato covone: “preso al cappio”, ovvero legato a formare una balla di fieno.
temolo: pesce d’acqua dolce della famiglia dei salmoni.

*

Sergio Calzone (Torino, 1951) si è occupato per anni di narrativa per ragazzi e di editoria scolastica. Ha pubblicato testi di critica letteraria; vari romanzi tra cui Trilogia del Rodano (La vigna dei Regard, Con una grazia inutile, Tutte le ore del giorno), 2013; Dimenticare è un dono, 2016; Achab e Ismaele, 2017; La paura della paura, 2018; racconti: Panamericana Norte, 2012; L’antilope di Mr. Papa, 2015; Pacha Mama (Madre Terra), 2017; e un manuale di citazioni a uso di scrittori esordienti: Ah! Scrivere!, 2016. Nel 2015 ha fondato la casa editrice 96, rue de-La-Fontaine, che ha diretto fino al maggio 2018.

Immagine: S.C., Saint-Paul-de-Vence, 1987

*

Pubblicato in La poesia e lo spirito

Per una legge contro il porn revenge. Leraffall

finalmente

«Otto anni dopo la storia con lui ho trovato su internet delle immagini manipolate graficamente nelle quali compaio […]. Nella prospettiva che ogni questione personale è questione politica, concedo allo sguardo altrui, dopo averlo temuto a morte, la mia esperienza. Ho il coraggio di farlo solo dietro un nome di penna: sono impazzita, mi sono sentita isolata, in pericolo. Quello che ho vissuto capita a tanti, mancano però delle valide soluzioni. Altre vicende come la mia, più dure della mia, accadevano nel frattempo; molti hanno deciso di farla finita, posso capire perché. È cattiveria, non scherzo che si possa perdonare. […]
Questa è la mia versione dei fatti, le fasi salienti. È possibile che ci siano imprecisioni di forma nella scrittura, spero mi perdonerete, non so scrivere meglio di così.
Ho usato nomi di fantasia per il mio ex e i suoi amici, per gli altri delle sigle o il loro vero nome.
Leraffall nel dialetto della mia zona significa “dovevo farlo”.»

Così inizia il racconto di una donna, oggi quasi quarantenne, relativo alla sua esperienza nell’ambito per cui una petizione lanciata pochi giorni fa su change.org chiede al governo italiano di darsi strumenti normativi adeguati. Un ambito insieme antico (violenza di genere) e nuovo (internet, social, diffusione incontrollata di immagini e filmati): una combinazione che può risultare mortale – come scrive Matteo Grandi in Far Web. Odio, bufale, bullismo. Il lato oscuro dei social ricordando la vicenda di Tiziana Cantone, la trentunenne suicidatasi il 13 settembre 2016 dopo che un suo video hard era diventato virale in rete.
«Il revenge porn – spiegano Insieme in Rete, Sentinelli e Bossy, le associazioni promotrici della petizione, che in 5 giorni ha raccolto oltre 60.000 firme – è una pratica sempre più diffusa in rete, che consiste nella diffusione o nella minaccia di diffusione, anche a scopo di estorsione, di immagini private senza il permesso della persona ritratta, spesso in risposta alla chiusura di una relazione.
Il revenge porn è riconosciuto come reato in Germania, Israele e Regno Unito, e in 34 Stati degli Usa. In Italia, invece, non esiste alcuna legge specifica. Le vittime possono solo far riferimento alla normativa sui reati di diffamazione, estorsione, violazione della privacy e trattamento scorretto dei dati personali, che non recepisce, però, la gravità e la peculiarità del fenomeno.» Per questo viene chiesta l’introduzione di una legge ad hoc anche nel nostro Paese. Insieme ad «azioni di prevenzione della violenza di genere e di educazione civica digitale rivolte alla popolazione generale», alla responsabilizzazione dei gestori delle piattaforme e delle applicazioni attraverso le quali questo reato viene commesso (restando perlopiù impunito), e a un’adeguata tutela e sostegno delle vittime.

La petizione si può trovare e firmare al seguente link:
https://www.change.org/p/intimitaviolata-chiediamo-una-legge-contro-il-revenge-porn-roberto-fico-pres-casellati-montecitorio-senatostampa

Il racconto di Leraffall – “Dovevo farlo”, il nome di penna scelto da questa donna per condividere la propria esperienza – si può leggere nel suo blog Niente da nascondere
https://nientedanascondere.com/

Immagine: Leraffall, Partire, disegno con Paint, 2011

*

Pubblicato in La poesia e lo spirito

L’Appennino, la timidezza di Paola Renzetti

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Io con indosso
come te la timidezza
della gente di montagna…

*

Erbe e bisce

Scoprirò il nome
dell’erba che nasce
quando ritorna la biscia.
Corpo nero sulla strada
perde sangue come te.

Quel dolore è il tuo.

È un’erba coi teneri calici
animale nascosto, a cui piace.
Tenacemente si muove
guarisce, ritorna alla pace.

*

Il coniglio

Sotto al portico
per le zampe appeso
ai miei occhi
un coniglio squartavi
dalla pelle.

Le viscere molli
cadevano piano
a terra lucendo.

Ammiravo te
in quel gesto sicuro
dicendolo mio
quel lavoro da grande.

Custode della morte
e anche della vita

mi passavi il segreto
senza esserne
per nulla stupita.

*

Frane

Si spezza l’Appennino
dilapidato
dei suoi boschi.

Profondi tagli
di anno in anno
secondo le piogge
segnano i terreni.

Stanno celati appena
quando ricrescono
cespugli ed erba
e si riassesta il suolo.

Ancora qualche albero
scomposto, dalla forra
squartata protende
l’impoverita chioma.

Il passo si adegua
ai dislivelli del sentiero
dove l’antico e pesto andare
si ricongiunge al nuovo
ancora da segnare.

*

Il torrente

Nei rovi al sole
sale il sentiero.

Quando tace il respiro
e la sete assedia

la sete di quell’acqua
che stenta ad arrivare.

Ancora non si sente
il canto dei suoi molti figli
e la voce delle cascate
che là il dirupo nasconde.

Si effonde l’amaro e verde
umore della quercia
se appena un ramo fende
e si attorciglia.

Le luci dagli alberi
piovono alla strada
ed ecco quella voce:

nel grande varco dell’aria
tra rocce azzurre
rugginose e nere

già scorre l’acqua
che di null’altro
senti nostalgia.

[…]
ma tu non sai trovare
la via piccola
che giungeva i due paesi
dall’una all’altra parte

e dove alla fine rideva

unica e sola
la prima casa bianca.

*

Vecchie case

Ogni sasso porta
i segni delle mani
che lo hanno lavorato.

Ogni sguardo stringe
alla memoria del passato.

*

Madia aperta

La grande stanza la sentivi da fessure
ancora prima di aprire il catenaccio.

Accorreva in volo cipria profumata
ai vetri saliti un piccolo gradino.

Vedevi il monte con ogni tempo
la fontana e l’orto sulla strada.

Sull’asse pulita a lei dalle dita
spuntavano bianchi piccoli fiori.

*

Notte d’Inverno

La neve scintillante di luna
contende ai tetti il limite del buio.

Le case dai sassi grevi

con bocche chiuse
e gli occhi addormentati

invano aspettano
il giorno che le desti.

*

Approdo

Mi piacciono le case
con l’approdo sul monte.

Profumano di pietra corrosa
e l’ortica sugli scalini

tiene i villeggianti un po’ a bada.

Le piane spioventi sul tetto
in bilico non cadono mai.

Le porte consunte di antichi colori
si lasciano staccare schegge sbiadite.

L’occhio alla serratura respira
di fresca aria notturna di ragnatela.

Nella luce del mattino vaga il polline
di fiori gialli quasi invisibili.

Sullo stelo è rimasto poco colore
solo strette foglie accarezzate dal sole.

*

Divagazione

Un giorno
potrò viaggiare
con pochi soldi
e senza meta.

Dormire dove capita
e ridendo

annusare quell’odore
nuovo di città.

*

Figli di operai

Eravamo figli di operai
con la barba e i capelli lunghi
la camicia a quadri
e i libri sottobraccio.

Parlavamo una lingua
che i nostri a tavola
non capivano più.

Abbiamo studiato
rubando pezzi di tempo
e la testa ci pullula ancora
di sogni da realizzare.

*

Paola RENZETTI, Verrà la notte
“La carrucola del pozzo”, 96 rue de-La-Fontaine Edizioni, 2018
226 pp., 13 euro

Paola Renzetti (1955) ha trascorso la prima infanzia a Graiana di Corniglio, sull’Appennino parmense.  È stata impiegata alla Fiat e insegnante alle scuole elementari. Vive in provincia di Milano, oltre che in poesia si esprime attraverso la pittura.

*

Pubblicato in La poesia e lo spirito